“Chi tocca gli evasori muore…”


Potrebbe essere il motto che collega tutti i governi succedutisi in Italia: di ogni repubblica, di ogni colore o coalizione.

Al loro insediamento c’è un coro unanime e condiviso: lotta senza quartiere all’evasione, vero cancro dei conti pubblici italiani. Ogni governo si premura di proclamare che gli evasori verranno stanati con ogni mezzo, che per loro ci saranno controlli di ogni tipo, manette e pubblica gogna. Si è arrivati a proporre di premiare le denunce anonime, di mandare squadre di finanzieri davanti ai negozi per controllare l’emissione degli scontrini eccetera.
Anche questo governo non è stato da meno: “il nostro principale obiettivo sarà la lotta all’evasione” ha proclamato e ha promesso scontrini elettronici, lotterie, fatture elettroniche per tutti, deducibilità integrale delle fatture…
Ma, come è sempre successo, si sono immediatamente levate tutta una serie di obiezioni, prima sommesse poi sempre più elevate volte a screditare e ad attutire le misure prese (o meglio promesse). Sono tutte obiezioni basate su dati falsi, ma di facile presa sull’opinione pubblica e dall’aspetto falsamente moralistico.
Prendiamone due come esempio:

  • “è ingiusto tartassare i piccoli evasori (commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, professionisti) con controlli asfissianti quando i veri evasori sono le grandi imprese”. Niente di più falso: secondo i dati dello stesso Ministero del Tesoro i lavoratori autonomi pagano 14 miliardi di tasse su un gettito presunto di 46,1 miliardi. Evadono cioè 32,1 miliardi; il 69,6% del dovuto. Le società (tutte, dall’ENI alla più piccola srl) invece pagano 26,2 miliardi su un dovuto di 34,4 miliardi. Evadono cioè il 23,8%
  • “Quella che si vuole colpire non è vera evasione: sono solo dei poveri disgraziati che, colpiti dalla crisi, non sono più in grado di pagare”. Anche qui niente di più falso: solo il 18% dell’evasione riguarda tasse non pagate, cioè entrate regolarmente dichiarate e poi non seguite dal versamento dell’imposta, mentre per il restante 82% si tratta di omessa dichiarazione, cioè di entrate che non sono state volontariamente dichiarate (e quindi evase) sin dall’inizio.

Una prova ulteriore di come le esigenze a breve respiro di non scontentare gli elettori, di garantirsi un consenso a poco prezzo rendano plausibili affermazioni che sono non solo false ma spesso tendenziose, facciano aggio su qualsiasi esigenza di riforma.
Il solito problema della differenza tra il politico che ragiona a breve, guarda gli interessi di partito e l’uomo si stato che guarda al lungo periodo e agli interessi del paese: proprio quello che manca all’Italia.
In questo modo però, tra grandi dichiarazioni e piccoli passi di questo governo e i condoni a tappeto di Salvini, non risolveremo mai il problema di un’evasione che è la più massiccia d’Europa e che obbliga i (pochi) onesti a sobbarcarsi un peso fiscale sempre più pesante e soffocante

di Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

Post correlati