Cercasi statisti disperatamente

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tra un politico (o peggio) e uno statista c’è una differenza abissale

In Europa, al vertice di alcuni paesi, vi sono bravi burocrati della politica che fanno bene il loro mestiere.
Ma non vi è nessun statista come ve ne sono stati in passato. Statista è colui che, oltre a fare bene quello per cui è stato eletto, piu’ che alle elezioni successive, pensa alle generazioni che seguiranno, che ha una visione della società proiettata nel futuro, che, oltre alla soluzione dei problemi concreti del paese, vuole un paese migliore, che parla anche di valori, cercando di ispirare comportamenti piu’ adeguati da parte dei cittadini, anche dal punto di vista etico. Indirizzandosi non solo al cervello dei cittadini, ma anche al cuore, ai suoi sentimenti.
Unostatista, in Italia, esorterebbe i cittadini a comportarsi in modi eticamente piu’ corretti per vincere quella spicciola disonestà strisciante che crea anche un’ economia nera dannosa al paese.
Esorterebbe le oligarchie politiche a meno litigiosità, anche dicendo che gli scontri politici hanno un senso se volti a esprimere decisioni utili, non se avvengono per bisticci di potere, per beghe partitiche o personalismi che nulla hanno a che fare con gli interessi del paese.
E, nell’ attuale sbriciolarsi del sentirsi parte attiva nella comunità, vorrebbe convincere i cittadini che ognuno, nella sua professione e nell’essere cittadino,deve dare il proprio contributo alla società in cui vive ed esserne fiero.
Passati gli entusiasmi di qualche decennio fa, nessuno spiega ai cittadini l’importanza di essere europei e uno statista, in Italia o altrove, parlerebbe direttamente ai cittadini d’Europa, dell’importanza, dell’utilità, della convenienza di essere uniti in un’ entità che potrebbe anche arrivare ad uno stato federale. In un contesto geopolitico in evoluzione nel quale i paesi del mondo, anche per motivi commerciali, tendono ad espandere la loro influenza a scapito di altri, l’Europa unita sarebbe tra le potenze industriali maggiori ed avrebbe nellapolitica mondiale un peso maggiore della sommatoria dei singoli paesi.
E potrebbe aggiungere che una maggiore uniformità di leggi e regolamenti europei costerebbe meno ai vari paesi ed aiuterebbe i loro cittadini a sentirsi piu’ europei.
Uno statista direbbe anche, ad alta voce, che le spicciole rivendicazioni locali di diversità, linguistica, etnica, storica che, in Europa, eccitano alcuni anche a volere stolte indipendenze sono, a lungo andare, masochiste e sciocche. Che le diversità di grandi o piccole comunità possono essere mantenute e non sottovalutate anche in un contesto politico piu’ vasto e che l’uscita da uno stato esistente danneggerà, molto presto, le comunità che hanno voluto la separazione.
La Svizzera, nella quale convivono con molto successo da secoli etnie e religioni differenti, deve essere un esempio da seguire.
Ed a proposito dei vergognosi rigurgiti di razzismo ai quali i giornali, stoltamente, danno un rilievo maggiore del dovuto, ricorderebbe le immani tragedie recenti che questi hanno causato, esortando al piu’ assooluto rispetto delle reciproche diversità.
E, in un contesto piu’ vasto, potrebbee sortare i capi dei paesi islamici a dichiarare solennemente che il terorismo non ha nulla a chefare col vero Islam, impegnandosi a non finanziarlo come alcuni hanno fatto e fanno. Esortazione che nessun politico ha finora fatto ad alta voce.
E direbbe tante altre cose.
De Gasperi, Pertini, De Gaulle, Mitterand, Churchill, Thatcher, Adenauer, Brandt, per citarne solo alcuni, sono un ricordo lontano, non resta che sperare ed aspettare.

di Ettore Falconieri

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