Berlusconi, Borsellino e la Repubblica dei fichi d’India


Riepilogando brevemente per i non addetti ai lavori – e detto senza alcuna presunzione – l’intervista a Paolo Borsellino del 21 maggio 1992 che avrebbe “incastrato” Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri al limite del concorso esterno in associazione mafiosa è processualmente inutilizzabile tout court: perché viziata da un falso ideologico e/o materiale finalizzato a incidere sul cambiamento degli organi costituzionali della Repubblica Italiana, un vero e proprio capolavoro della bugia. Che può così essere riassunto: mentre nella stessa requisitoria Ingroia ante-condanna in primo grado inflitta a Marcello Dell’Utri l’11 dicembre 2004 il giornalista Zagdoun diceva a pag. 215: “Perché c’è, se ricordo bene, nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione tra lui (Vittorio Mangano, ndr) e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli”, Borsellino rispondeva: “Sì, comunque non è la prima volta che viene utilizzata, probabilmente… non so se si tratti della stessa intercettazione, se mi consente di consultare… No, questa intercettazione in cui si parla di cavalli è un’intercettazione che avviene fra lui (Mangano, ndr) e uno della famiglia degli Inzerillo”, a pag. 48 del libro bestseller“L’odore dei soldi” pubblicato da Marco Travaglio nel 2001 la risposta di Borsellino veniva così modificata: “Beh, nella conversazione inserita nel maxiprocesso, se non piglio errore, si parla di cavalli che dovevano essere mandati in un albergo, quindi non credo che potesse trattarsi effettivamente di cavalli. Se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo”;il suddetto cambiamento fraudolento delle parole del giudice Borsellino veniva poi avallato ex post da un ambiziosissimo Ingroia alla presentazione reiterata più e più volte a Palermo del documentario intitolato “L’intervista nascosta” (che per giunta non è mai stata nascosta) in presenza dell’ex sostituto procuratore aggiunto di Palermo, Marco Travaglio e degli stessi giornalisti francesi Jean Pierre Moscarde e Fabrizio Calvi. Orbene, si è trattato e si tratta di un effetto speciale cinematografico in piena regola da narcisisti psichiatricamente menzogneri in cerca del consenso della famigerata “democrazia dell’applauso” che è servito, tra l’altro, nel 2002, a creare il dispositivo illecito della sentenza monstre di “assassinio di carattere” vero e proprio nei confronti del potere esecutivo in capo a Berlusconi alla voce Corte d’Assise di Caltanissetta processo Borsellino-ter:“…Alla fine di maggio del 1992, dopo la strage di Capaci, Cosa Nostra era in condizione di sapere che Paolo Borsellino aveva rilasciato una clamorosa intervista a dei giornalisti stranieri, nella quale faceva clamorose rivelazioni sui possibili rapporti di Vittorio Mangano con Dell’Utri e Berlusconi, rapporti che avrebbero potuto nuocere fortemente sul piano dell’immagine, sul piano giudiziario e sul piano politico a quelle forze imprenditoriali”…“Riina aveva tutte le ragioni di essere preoccupato per quell’intervento che poteva rovesciare i suoi progetti di lungo periodo, ai quali stava lavorando dal momento in cui aveva chiesto a Mangano di farsi da parte per gestire personalmente i rapporti con il gruppo milanese (cioè i patron della Fininvest, ndr). E’ questo il primo argomento che spiega l’urgenza, la fretta e l’apparente intempestività della strage…”. In altri termini i giudici che inflissero l’ergastolo ai 37 boss mafiosi della strage di Capaci condannarono anche all’“ergastolo morale” Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri per la strage di Via D’Amelio– fatto già di per sè discutibile poiché si verificava ai confini dell’abuso d’ufficio– sulla base della falsificazione ab origine dell’intervista a Paolo Borsellino. Cade così l’intero castello accusatorio del creativo processo Dell’Utri nella Seconda Repubblica dei falsi ideologici in coazione a ripetere (fino a quello recentissimo dell’intercettazione manipolata da un carabiniere che ha incastrato Tiziano Renzi per incastrare Renzi junior quale Presidente del Consiglio dei Ministri). C’è un solo rimedio all’impazzimento anarcoide della “giustizia creativa” di cui, da ultimo, si è occupato l’economista Alessandro De Nicola su “la Repubblica”: la separazione delle carriere. La realizzabile utopia di un’Italia più civile.

di Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe '88, nutre da sempre una passione per la politica e l’economia legata al giornalismo d’inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cubani, tra questi “Monte Draghi di Siena” e “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri”, riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Bush ha pubblicato un atto d’accusa contro la Procura di Palermo che ha fatto processare Marcello Dell’Utri e sul quale è tuttora aperta la possibilità del processo di revisione: “Romanzo criminale contro Marcello Dell’Utri. Più perseguitato di Enzo Tortora”.

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