Anche in Egitto, si fa presto a dire “molestie”

Il caso del giornalista egiziano Yusri Fuda

Lo ha scritto il noto romanziere Alaa Al-Aswani: l’Egitto, probabilmente il più devoto dei paesi mediorientali, è anche quello con il più alto tasso di molestie sessuali. A riprova che quel certo rigore sessuofobico che sta alla base della devozione non decide necessariamente per la morigeratezza. Insomma, ad Allah quel che è di Allah e al desiderio quel che è del desiderio.
Detto questo non lasciamoci ingannare dalle cifre e soprattutto – che sia in Medioriente o in Europa – non lasciamoci ingannare dai termini. «Molestia sessuale» è un’espressione spesso applicata tanto a proposito di vere e proprie aggressioni sessuali – o addirittura a casi di stupro – quanto a corteggiamenti più o meno sgarbati. Quindi non riuniamo in un unico bouquet quel che dovrebbe restare distinto: «molestia sessuale» è senza dubbio l’oltraggio fisico in qualunque sua forma, tutt’altra cosa è la molestia verbale e cosa ancora diversala circuizione ricattatoria portata da una posizione di potere. Laddove in ciascuna di queste tre forme di (intollerabile, sia chiaro) molestia è implicato un atteggiamento degradatorio e umiliante verso il cosiddetto «sesso debole» (espressione a sua volta degradante), esiti fisici e morali assai diversi sono quelli che si riscontrano in una donna stuprata, in una donna importunata o in una donna ricattata sessualmente prima di intraprendere una carriera. E sanzioni dissimili dovrebbero pertanto essere applicate: dall’immediata reclusione per chi compie atti di violenza al rimprovero fermo ma privo di conseguenze legali per chi corteggia troppo spavaldamente una donna. E via elencando in questa complicata giurisdizione dell’intimo.
Naturalmente tenendo conto che, laddove il «troppo» è troppo per una donna, troppo dovrebbe essere anche, senza attenuanti né minimizzazioni, per un uomo.
Fatte queste premesse veniamo al caso di cui vogliamo trattare. Uno dei più noti giornalisti e anchormen televisivi egiziani, Yusri Fuda, è stato recentemente accusato di aver «molestato» – le virgolette sono qui d’obbligo – una giornalista araba nella propria abitazione di Berlino, dove lavorava per la Deutsche Welle. Dopo avergli chiesto un incontro e averlo pregato di raggiungerla all’aeroporto per accompagnarla in un hotel non troppo costoso, la ragazza avrebbe infatti accettato l’offerta di Fuda di ospitarla, e la sua – forse strategica, forse generosa – disponibilità a farla pernottare a casa propria. Una volta all’interno dell’appartamento, il solerte presentatore ci avrebbe «provato». Al che la ragazza – aggraziata quanto malaccorta, forse ingenua al punto di non riconoscere un potenziale rischio di corteggiamento in Fuda – lo ha denunciato per «molestia sessuale»: quand’anche nessun rapporto fisico, a quanto risulterebbe, sia intercorso tra loro.
Da quel momento si sono scatenate le reazioni. I social network egiziani si sono trasformati in un’arena tribunalizia. Fuda è stato fustigato con strali di ogni foggia e nessuna attenuante, neanche quelle generiche dell’intemperanza, gli sono state concesse. Il paese più incline alla molestia sessuale dell’intero Medioriente non ha tollerato che il suo grande giornalista ricadesse nelle proprie stesse debolezze e perversioni e, riabilitando la propria proverbiale ma contraddittoria devozione, l’ha stigmatizzato come immorale e degenerato.
Ora, non stai a noi decidere se Fuda sia solo un intemperante, un seduttore o un vero e proprio molestatore. Certo è che la giovane giornalista doveva essere a digiuno di statistiche o aver sopravvalutato l’autocontrollo degli anchormen arabi. E certamente l’Egitto ha confermato una volta di più la sua discutibile vocazione a riconoscere in altri i limiti e difetti che raramente riconosce in sé.
La vicenda ha del comico e del paradossale: laddove infatti la retorica della morigeratezza ha trionfato su tutta la linea, una volta messo alla gogna, Fuda ha dovuto fare ammenda e pagare in termini di immagine assai più di quanto avrebbe pagato, risparmiandosi le avances, in termini di astensione.
Ma sì sa, la carne è debole e certe valutazioni si fanno sempre troppo tardi.

di Marco Alloni

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