Ai romani piace essere sudditi?

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Negli ultimi giorni è stata resa nota una statistica curiosa quanto significativa: lo scorso anno gli accessi internet sul sito del rispettivo Comune, che è obbligato rendere pubblici tutti i suoi atti, sono stati 535.000 a Milano e 99.900 a Roma.
Ancora più significativa la differenza tra gli accessi a internet per consultare gli atti relativi alla “Organizzazione” (cioè in pratica stipendi, rimborsi ed emolumenti degli amministratori): 400.140 a Milano e 588 (!) a Roma.
Tutto ciò si può interpretare in tanti modi, ma un aspetto risulta evidente: il disinteresse pressoché totale dei cittadini romani per la propria amministrazione, per quello che fa, per come è organizzata, per quanto guadagnano i dirigenti. È l’atteggiamento tipico del suddito, di chi ritiene che la “cosa pubblica” sia solo un nemico o per lo meno un ostacolo alla propria attività; qualcosa da tenere il più possibile lontano o da interpellare solo quando serve un aiuto o una prebenda.
L’atteggiamento contrario a quello del cittadino che partecipa e si informa perché considera il proprio comune come qualcosa che è di tutti e serve a tutti.
I risultati di tutto questo si vedono poi nel modo in cui viene gestito il comune: che non sia colpa solo degli amministratori?

di Guidoriccio da Fogliano

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