Site icon Libertates

TRUMP ALL’ONU: UN DISCORSO CHE RIVELA UNA VISIONE DEL MONDO

di Angelo Gazzaniga

Nel suo discorso all’Onu Trump ha chiarito oltre ogni dubbio quale sia la sua visione del mondo. Una visione ormai accettata e condivisa da molti stati.
Secondo Trump la pace nel mondo può essere mantenuta solo con la forza.
Non però secondo l’idea romana del “si vis pacem para bellum” (ogni stato se vuole rimanere in pace deve essere in grado di rispondere a un’aggressione) ma secondo l’idea che è compito degli stati più potenti risolvere le questioni con l’uso o la minaccia della forza: ovviamente lui pensava agli Stati Uniti guidati da Trump. Ha così fatto esplicito riferimento al caso Maduro (affermando di averlo arrestato e di aver fatto un accordo con il Venezuela per il petrolio perché “al vincitore spettano le spoglie”) e al Messico (deve bloccare i cartelli “altrimenti ci pensiamo noi”), oltre che naturalmente all’Iran.
Secondo questo punto di vista qualsiasi stato potente sarebbe autorizzato a risolvere i propri problemi con la forza: così la Cina potrebbe comportarsi con Taiwan e la Russia si è comportata con l’Ucraina.
È un ritorno alle logiche del passato secondo cui la pace esiste solo grazie a una potenza egemone o all’equilibro delle maggiori potenze; con buona pace (è il caso di dire) dei diritti dei paesi minori.
Per Trump l’Onu ha comunque una ben precisa ragione di esistere: essere un punto di incontro e di eventuali accordi tra stati: una specie di riedizione della Società delle Nazioni che sappiamo come è finita. Per Trump il futuro dovrebbe essere una comunità di stati sovrani in cui l’ordine e la pace verrebbero garantiti dalla capacità della potenza maggiore (cioè la sua America) di intervenire, punire e imporre accordi.
Stessa impostazione è riservata alla Corte penale internazionale che non fa parte dell’Onu e a cui l’America non partecipa: l’ha definita un’istituzione canaglia (“rogue institution”) che andrebbe abolita perché ha osato condannare amici dell’America.
È questa una visione antitetica a quella che ha fatto nascere l’Onu dopo i disastri di una Guerra mondiale: un nucleo di un ordine internazionale fondato su regole che valgono anche se limitano il potere di una grande potenza.
Dobbiamo però riconoscere che anche l’Onu ha le sue colpe: è un organismo burocratico elefantiaco, un’organizzazione che nel 2026 ha ancora le regole del 1945, quando alle potenze vincitrici fu riconosciuto un potere di veto sugli interventi del Consiglio di Sicurezza..
Occorrerebbe una profonda riforma: non. tanto ammettere altri membri con diritto di voto (con cui si estenderebbe semplicemente le possibilità di ostruzionismo), un progetto che già anni fa aveva proposto la Bonino: riconoscere il potere di grandi aree simili (Europa, Sud America, Asia) assieme a Usa e Cina per avere un effettivo confronto tra istanze e bisogni di tutti.
Un sogno più che una speranza !

Exit mobile version