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LA RUSSIA E LE PROVOCAZIONI

Di Stefano Magni
Gli incidenti militari sul fianco Est della Nato, provocati più o meno deliberatamente dalla Russia, stanno diventando troppi per essere elencati tutti. Solo per citarne alcuni, nelle ultime due settimane: l’Estonia ha concluso un’indagine ed ha accertato che l’incendio alla Milrem Robotics (un’industria nel comparto della Difesa) è stato causato da un sabotaggio russo; l’incendio di un terminale Starlink in Polonia, sempre secondo un’indagine interna, è anch’esso opera di un sabotaggio russo; un elicottero russo ha violato lo spazio aereo polacco; un drone russo è stato abbattuto da caccia della Nato nello spazio aereo della Lituania; i raid russi contro le linee di comunicazione ucraine sono sempre più pericolosamente vicini alla frontiera polacca. E potrebbero anche esserci altri sabotaggi che non sono confermati.
Come vanno letti tutti questi eventi, senza scivolare nel panico, ma senza sottovalutare la minaccia? Finora la Russia ha concentrato tutta la sua forza militare nell’invasione dell’Ucraina. Ma non è detto che il conflitto resti confinato a quel fronte ancora a lungo.
Lo scopo diretto di queste azioni di guerra ibrida, finora, rientra esclusivamente nella logica dell’invasione russa dell’Ucraina. Mosca, in pratica, vuole indurre i paesi europei che aiutano gli ucraini a difendersi a smettere di farlo. E per questo usa un mix di minacce e blandizie. Le minacce sono sabotaggi e sconfinamenti aerei, azioni che la Russia può benissimo negare, per evitare accuse ed escalation, ma che comunque creano agitazione e divisione nelle opinioni pubbliche europee. Chi è pacifista/russofilo avrà modo di attribuire questi incidenti all’Ucraina, in modo da accusare Kiev, non Mosca, di voler trascinare l’Europa in guerra. Questa narrazione è sempre più diffusa su tutte le testate che sinora hanno smentito ogni intenzione ostile della Russia nei nostri confronti.
L’importante, per la propaganda russa, non è convincere, ma creare confusione. Indurre il lettore occidentale a dire “tutto è complicato” anche quando c’è una plateale minaccia russa contro il suo paese. E qui subentrano le promesse: la “Russia non è nostra nemica” recitano tutti i partiti filo-russi, all’unisono, da Conte a Vannacci, dall’AfD alla BSW. E lo dice anche Trump, dall’alto della Casa Bianca, alla testa della prima potenza mondiale. Se la Russia non è nostra nemica, perché continuare ad inviare armi all’Ucraina? Perché non tornare al business as usual, comprando gas russo e ricominciando a investire a Mosca? La confusione mentale creata dal rumore di fondo della propaganda ha fatto dimenticare che è stata la Russia a invadere l’Ucraina il 24 febbraio 2022, per di più dopo aver intimato alla Nato, il 17 dicembre, di disarmare quasi completamente il suo fianco orientale.
Ma se le azioni russe di guerra ibrida non fossero limitate alla sola invasione dell’Ucraina? Se fossero la premessa di un conflitto più ampio? Qui si entra in un discorso fatto di probabilità basse e rischi alti, ma che va affrontato.
Gli allarmi lanciati dalle agenzie di intelligence della Nato confermano che le probabilità che la Russia colpisca anche un paese dell’Alleanza sono basse, ma non pari a zero, anche a guerra in Ucraina ancora in corso. Non abbiamo un resoconto ufficiale del dialogo del direttore della Cia, John Ratcliffe, con i suoi “colleghi” russi, nel corso del suo viaggio a sorpresa a Mosca. Ma fonti informate dei fatti hanno dichiarato al Wall Street Journal che lo scopo del viaggio fosse quello di dissuadere Putin dall’attaccare un paese Nato. La Cia ha cambiato le sue previsioni nel 2026: se prima di quest’anno riteneva pressoché impossibile un attacco, o anche solo una provocazione militare russa, contro la Nato prima della fine della guerra in Ucraina, ora la ritiene possibile. Le agenzie di intelligence europee, da ultima, in ordine di tempo, anche quella della Danimarca, condividono questo parere. Secondo l’intelligence danese, infatti, la Russia potrebbe lanciare una provocazione militare contro un paese Nato anche nei prossimi mesi.
Che senso avrebbe lanciare un attacco contro una coalizione di nazioni di cui fanno parte anche tre potenze nucleari (Usa, Francia e Regno Unito), aprendo un nuovo fronte, a guerra in Ucraina ancora in corso? Sarebbe certamente un azzardo, ma non del tutto irrazionale. In caso di attacco aperto della Russia ad un paese della Nato, ognuno dei paesi membri dell’Alleanza dovrebbe fare una scelta da infarto: intervenire contro la Russia (rischiando una guerra nucleare), oppure rimanere passivo (rischiando lo scioglimento della Nato per inutilità manifesta). Nessun governo europeo, men che meno Trump negli Usa, vorrebbe trovarsi a dover fare una scelta simile. La tensione sarebbe talmente alta che la tentazione di sedersi attorno al proverbiale tavolo dei negoziati e risolvere tutto, Ucraina inclusa, con una nuova conferenza di pace, diventerebbe troppo forte, anche per i governi che sinora hanno appoggiato Kiev con costanza e coerenza. Ma deve essere chiaro che una conferenza di pace, in quelle condizioni, non sarebbe un Congresso di Vienna, né una Conferenza di Yalta, bensì una capitolazione ai desiderata del Cremlino. Ci verrebbero imposte condizioni durissime, magari anche lo scioglimento della Nato o il disarmo dei paesi dell’ex Patto di Varsavia… ma pur di evitare di nuovo il rischio di una guerra nucleare, a quel punto, chi direbbe di no?
Come si può evitare uno scenario simile? Con gli stessi vecchi metodi della precedente Guerra Fredda: con l’unità dell’Occidente e con un forte deterrente. L’Urss ha avuto più volte la tentazione di conquistare l’Europa occidentale, ma sapeva bene che, attraversando la Cortina di Ferro, la guerra sarebbe diventata da subito nucleare e le forze del Patto di Varsavia, per non parlare della popolazione civile del blocco socialista, avrebbero subito perdite insostenibili. Nell’ultima fase della Guerra Fredda, anche le forze convenzionali della Nato giunsero ad un livello tale di preparazione, tecnologia e potenza di fuoco da fermare un’offensiva russa, pur senza ricorrere all’uso delle testate nucleari. La Russia deve essere indotta a credere, ancora oggi, che ogni possibile attacco alla Nato sia un suicidio militare e politico.
Ma l’Occidente, soprattutto grazie a Trump, non è più unito. E il deterrente è più debole che mai, considerando che gli Usa stanno ritirandosi dal continente e che il riarmo della “bellicista” Europa è ancora in fase progetti/allocazione delle risorse, ma nulla ancora di concreto. Per questo motivo, adesso, il rischio di guerra è concreto.

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