di Stefano Magni
In questo fine settimana è stata abbondantemente commentata una buona notizia della lunga guerra in Ucraina: tre data center dell’azienda russa Yandex sono stati bombardati e gravemente danneggiati dagli ucraini, con l’uso di droni che hanno colpito fino in prossimità di Mosca, l’8, il 9 e l’11 ottobre. Si è trattato, prima di tutto, di un altro gran colpo degli apparecchi senza pilota ucraini che dimostrano di non aver veramente limiti quando volano e colpiscono in territorio nemico, in profondità, anche a ridosso dei centri del potere russo. Ma poi si è diffusa una notizia quantomeno esagerata: la distruzione dei tre data center ha ridotto drasticamente il traffico dei bot russi che diffondono propaganda, teorie del complotto e seminano zizzania sul Web, ormai da più di un decennio.
Questa notizia è stata smentita da esperti informatici sentiti da Open e Il Post, giornali che molto spesso ci riportano alla triste realtà. Sarebbe stato bellissimo, come nel finale di film di fantascienza anni 80, pensare che un colpo fortunato su un centro della tecnologia russa, possa liberare la mente degli ignari spettatori occidentali, sollevando il velo di menzogne putiniane e permettendoci di vedere finalmente il mondo per come è veramente. Ma l’azzeramento del “traffico automatico” di Yandex, che gli osservatori informatici hanno individuato dopo la distruzione dei tre data center russi, è un qualcosa che non riguarda le idee. Riguarda, piuttosto, l’azzeramento di software che i motori di ricerca (compreso Yandex) usano per esplorare il Web e raccogliere dati. Sono programmi che noi non vediamo e se spariscono dalla circolazione non ce ne accorgiamo neppure, se non abbiamo strumenti speciali di rilevamento.
Il punto vero è che con una tecnologia che avanza così rapidamente, siamo ancora portati a credere nella magia. Pensare che la distruzione di tre data center russi possa spostare il dibattito politico in Occidente, è pensiero magico, in purezza. Perché è un errore pensare che i russi abbiano conquistato il cuore e la mente di così tanti occidentali, anche negli Usa, usando metodi solo tecnologici, come i bot produttori automatici di contenuti online. I bot, i siti di disinformazione e le squadre organizzate di troll sono infatti metodi per amplificare la propria propaganda e far tacere gli avversari. Ma la propaganda, in sé, resta un’attività puramente: umana. Sono uomini che creano i contenuti da diffondere e cercano di conquistare i cuori e le menti di altri uomini.
Pensare di vincere la battaglia dell’informazione occupandosi solo del suo aspetto tecnico è la grande illusione della politica occidentale, almeno da quando è iniziata la nuova guerra fredda (già calda in Ucraina) con la Russia. Per vincere una battaglia dell’informazione si deve creare un sogno migliore rispetto a quel che hanno creato i russi. E non è per niente facile, ma ci si può provare.
I propagandisti del Cremlino sono riusciti lì dove i comunisti hanno fallito negli anni 80: hanno presentato la causa della nuova Russia di Putin come il baluardo dei valori tradizionali dell’Occidente (la fede, la vita, la famiglia, la proprietà, la difesa dei confini soprattutto dall’immigrazione), mentre le élite culturali occidentali li demolivano. Poco importa che quei valori siano sistematicamente calpestati o non rispettati in Russia, perché pochi di quelli che ci vanno ne conoscono la realtà profonda (oltre Mosca e le grandi città) e ancora meno la capiscono o la vogliono capire. Il Cremlino ha dato alla destra occidentale quel che voleva sentire. E ne ha ipnotizzato il pubblico a tal punto che, quando ha invaso un paese senza alcun pretesto, calpestando così tutti i valori cristiani occidentali in un colpo solo, nessuno dei suoi fans ha avuto qualcosa da ridire. Giornalisti e influencer che per anni si sgolavano quotidianamente contro il pericolo di “invasione” dell’Europa (da parte degli immigrati), hanno taciuto di fronte all’invasione, senza virgolette, di un paese europeo da parte della Russia.
Per non farsi mancare nulla e senza timor di contraddirsi, i propagandisti russi hanno anche fidelizzato la sinistra estrema, nostalgica dell’Urss, in tutta l’Europa ex sovietica e nei paesi in cui il Partito Comunista era forte (Italia inclusa), per non parlare dei paesi africani ancora intrisi di cultura anti-colonialista di matrice marxista. In questi casi, i propagandisti russi riciclano gli argomenti dei sovietici, cambiando solo i soggetti: gli ucraini e gli europei sono “nazisti”, gli americani “imperialisti”, eccetera. Lo scopo della guerra diventa la rinascita dell’Urss, vendicandone il crollo.
In tutti i casi, la propaganda russa si rivolge ai nemici della democrazia liberale. Della democrazia dice che è un “paravento”, per nascondere i veri “poteri forti”. Della libertà dice che è caos ed è all’origine di tutta l’alienazione che viviamo quotidianamente: la fonte delle ineguaglianze economiche e (per un pubblico reazionario) l’origine delle perversioni sessuali. E fa presa proprio per questo: nella società aperta abbondano i suoi nemici, da sempre.
Quel che si dovrebbe fare, per vincere una battaglia di lungo periodo, è semmai spiegare la meraviglia della società aperta e i pericoli insiti in tutte le soluzioni alternative, che sono già state provate e hanno dato risultati orrendi, fra fame, miseria, morte di massa. Nessuno si emoziona per il libero mercato, eppure appena quattro decenni di globalizzazione hanno reso il mondo un posto molto migliore in cui vivere, da tutti i punti di vista. Nessuno gioisce per la democrazia, parola che sta diventando stantìa, usata solo in celebrazioni ufficiali, eppure otto decenni di democrazia in Occidente hanno eliminato del tutto la guerra (civile e internazionale) in questa parte di mondo. Questo si dovrebbe gridare dai tetti, tutti i giorni e tutte le notti, come miglior antidoto alla propaganda russa. Invece siamo soliti piangerci addosso. Salvo poi trovarci disarmati e impauriti anche di fronte a bot e troll prodotti da aziende di una potenza militare sottosviluppata.
LA DISTRUZIONE DEI DATA CENTER RUSSI E LA BATTAGLIA DELL’INFORMAZIONE

