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CAMERATA STALIN: IL NUOVO LIBRO DI STEFANO MAGNI

E se Hitler e Stalin fossero rimasti alleati? Sono state scritte infinite ipotesi di storia alternativa sulla Seconda Guerra Mondiale: se Hitler avesse vinto la guerra contro l’Urss, se Germania e Giappone si fossero spartite l’America, se Mussolini fosse rimasto neutrale, se gli alieni fossero intervenuti nel pieno del conflitto… Ne abbiamo lette di ogni. Manca però un grande “se”: se il Patto Ribbentrop-Molotov fosse stato rispettato fino alla fine della guerra. Nella realtà, il patto “scellerato” fra Germania nazista ed Urss, ha retto per quasi due anni, dall’agosto del 1939 al giugno del 1941. Furono anni cruciali, quelli della spartizione della Polonia, della guerra in Finlandia, dell’invasione nazista di tutta l’Europa occidentale e dell’annessione sovietica di Paesi Baltici e dell’attuale Moldavia, della guerra nei Balcani, con l’invasione italiana e poi tedesca della Grecia e della Jugoslavia e dell’inizio della guerra in Africa. In tutto questo periodo, studiato, ristudiato, rappresentato mille volte al cinema e nella letteratura, sfugge un “dettaglio”: Urss e Germania erano di fatto alleate.
E se lo fossero rimaste? Se Hitler non avesse invaso l’Urss? Se il Patto fosse stato rispettato alla lettera, compresa la sua durata prevista di dieci anni? Se si fosse trasformato in un’alleanza militare operativa, come tutti ormai si aspettavano, anche nelle capitali degli Alleati? Da questa ipotesi muove Camerata Stalin, di Stefano Magni, il nuovo romanzo di storia alternativa edito da Libertates Libri. Una storia vista “dal basso”, per toccare meglio con mano come la gente normale avrebbe vissuto in quella realtà alternativa, che per poco non si realizzò. I protagonisti, dunque, non sono grandi decisori (dittatori, presidenti, re e generali), ma tre fratelli di una famiglia italiana borghese di Milano, nonché il figlio del maggiore dei tre che cresce durante la guerra. Quattro prospettive e quattro punti di vista differenti, per osservare un mondo che scivola nell’incubo (ma senza perdere la speranza).

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