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ANDIAMO VERSO LO STATO ETICO?

Di Angelo Gazzaniga

Alcune osservazioni sull’ipotesi di applicare una tassa a posteriori sugli extra profitti delle banche.

Il vero Stato liberale che Libertates auspica è l’esatto contrario dello stato etico. È uno Stato che fornisce servizi ai cittadini, aiuta i più sfortunati di loro, ma applica leggi chiare, non modificabili a posteriori e uguali per tutti. Lo stato etico invece si comporta e applica le leggi a secondo di una visione moralistica e a posteriori.
È quello che sta succedendo attualmente con gli extraprofitti delle banche.
Già il concetto di extraprofitto è opinabile: extra a cosa? Rispetto a una percentuale di profitto ritenuta “congrua” dal giudizio comune?
Ma la parte più opinabile è che non si discute l’esigenza di far pagare un’aliquota molto alta in caso di profitti notevoli. Nulla vieta, anzi è doveroso, applicare un‘aliquota progressiva e molto elevata per grandi profitti.
Non si tratta di non far pagare le tasse, tutt’altro.
Si tratta di dare all’imprenditore, che ha come precipua attività il prevedere l’andamento del mercato e adattarvi i propri programmi, una certezza di quello che dovrà pagare.
Il modificare continuamente l’imposizione fiscale, tanto più a posteriori, è un modo per rendere più difficile e aleatoria l’attività di un imprenditore.
È proprio tipico di uno stato etico modificare l’imposizione fiscale in base a giudizi di merito emessi a posteriori.
Applichiamo quindi aliquote alte (in Svezia si arrivava anche al 90%) e progressive, ma certe e uguali per tutti, non modificabili a posteriori in funzione di un giudizio etico.

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