Recentemente è stato sollevato il “caso Livigno”.
Il caso cioè di un paese che, stante la sua collocazione geografica, ha sempre goduto di una particolare condizione fiscale: è esentasse. Cioè in paese non si applicano né l’Iva né altre tasse (come ad esempio quelle sui tabacchi). Ciò si traduce in una sensibile riduzione di costi per chi acquista: basti pensare a chi va regolarmente a fare il pieno a Livigno. Questo trattamento fiscale, nato per favorire un territorio geograficamente difficile e spesso irraggiungibile dall’Italia, si è trasformato in un vantaggio economico rilevante e ingiustificabile: Livigno è ora uno dei comuni più ricchi d’Europa.
Tutto ciò a discapito di tutti gli altri cittadini italiani, che perdono decine di milioni di imposte e soprattutto dei comuni della Valtellina che si vedono sottoposti a una concorrenza tanto impossibile da sostenere quanto sleale.
Un piccolo esempio di come in Italia i privilegi particolari, i piccoli feudi e i particolarismi siano inattaccabili e prevalgano sempre sull’interesse generale.
Con buona pace di Vanoni, grande ministro valtellinese delle Finanze di un tempo, che sosteneva come solo l’interesse generale dovrebbe sostenere il sistema fiscale.


