Di Angelo Gazzaniga<\em>
Una delle necessità fondamentali della politica dovrebbe essere quella di essere comprensibile a tutti i cittadini: sono loro i destinatari delle norme e coloro che devono poi giudicare i loro rappresentanti in base a quello che fanno.
Ebbene, nella UE stiamo andando proprio nella direzione contraria.
È assodato che ogni frase per essere ben compresa dovrebbe essere di circa 20 parole e che la velocità media di lettura è di circa 200 parole al minuto. Ma ogni frase delle ultime direttive comunitarie contiene in media 38,6 parole, 250 caratteri e 1,9 virgole, quasi il doppio.
Inoltre alcune direttive arrivano a 30.000 parole: occorrerebbero dalle quattro alle sei ore per leggerli tutti!
Ma anche in Italia non siamo messi meglio: oltre al burocratese, lingua spesso incomprensibile e obliqua, abbiamo l’abitudine di confondere già con i titoli: cosa significa passare da Industria 4.0 a Industria 5.0 e a Transizione 5.0?
Semplificare è qualcosa che, a costo zero, permetterebbe di avvicinare la politica ai cittadini, renderla più comprensibile e accattivante proprio in un periodo di distacco sempre più evidente e pericoloso per la democrazia


