POVERO REFERENDUM!

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Di Angelo Gazzaniga<\em>

il referendum dovrebbe essere uno dei pilastri di una democrazia.
Attraverso cui i cittadini possono intervenire direttamente mediante il voto su alcuni temi di particolare interesse oppure su modifiche alla legge fondamentale di uno Stato: la Costituzione.
E questo scopo era particolarmente presente ai Padri Costituenti: per il referendum sono state fatte normative stringenti a garanzia del suo utilizzo.
Infatti è stato prevista la necessità di una richiesta da parte di un numero elevato di cittadini (per evitare mini referendum su argomenti di scarsa importanza), di un approvazione del quesito da parte della Corte Costituzionale (per evitare quesiti poco chiari o non pertinenti), nella necessità di un quorum elevato (per evitare che decisioni su temi importanti vengano prese da una minoranza di cittadini), nel divieto di referendum in tema fiscale o economico.
Proprio per questo scrupolo si è anche adottato solo il referendum abrogativo: cioè deve esserci una legge approvata dal Parlamento che viene soggetta a referendum per abrogarla in tutto o in parte (il che può portare a curiosi effetto come ai tempi della legge sul divorzio quando chi era favorevole doveva votare no (all’abolizione della legge) e chi era contro doveva votare si).
In altri paesi l’adozione dell’istituto del referendum è ancora più sviluppato ed esteso: ad esempio in Svizzera è ammesso quello propositivo e addirittura il voto per posta.
Questa lunga premessa per notare quanto si è svilita sempre più la funzione del referendum: tanto più in questo referendum sulla magistratura.
Pochi, per non dire nessuno, si è impegnato a descrivere, criticare o appoggiare le modifiche che la legge dovrebbe apportare: abbiamo assistito a uno scontro con motivazioni esclusivamente politiche o addirittura partitiche, con slogan che niente hanno a che fare con le modifiche proposte (da “salviamo la democrazia” a “abbattiamo le toghe rosse”) o addirittura offese gratuite (da “votano si mafiosi e delinquenti” a “ve la faremo pagare”).
Si è così persa un’occasione per un esercizio di vera democrazia, utile per coinvolgere i cittadini in scelte ponderate e consapevoli, avvicinandoli così alla politica sostituendo al confronto di opinioni e di giudizi motivati una gazzarra irta di slogan e di appelli allo scontro.
Un modo anche questo per allontanare i cittadini dalla politica

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Angelo Gazzaniga
Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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