Di Angelo Gazzaniga<<<<\em>
Tutto si può dire della frana di Niscemi tranne che non fosse prevista: già a metà ‘700 c’era stato un grosso sommovimento e poi nel 1997 la prima, vera frana.
In questi trent’anni si è visto di tutto: dichiarazioni di politici, decreti di emergenza del Governo, leggi speciali, studi, progetti, stanziamenti e appalti.
Risultati dopo quasi trent’anni: il nulla assoluto.-
Non solo nessun provvedimento per mitigarne gli effetti, ma neppure lavori necessari in ogni centro abitato, quali scoli per le acque piovane o controllo su pozzi abusivi.
Tutto questo in un accavallarsi di competenze di una miriade di enti che si annullano reciprocamente, portano a uno scaricabarile generale e che brillano solo per la prontezza con cui dichiarano di non aver mai saputo nulla.
Non è un problema di mancanza di fondi, che anzi vengono spesso sprecati: è un problema di inefficienza di tutto un apparato burocratico che si autoalimenta e si autogiustifica.
Occorre quella riforma della burocrazia che da sempre auspica Libertates: taglio del numero degli enti, riduzione del numero di leggi che devono essere anche semplici e comprensibili a tutti e soprattutto responsabilizzazione di chi deve decidere. I dirigenti e funzionari preposti devono aver competenze ben definite, poter decidere avendo l’autorità di far applicare le proprie decisioni senza avere la spada di damocle di essere denunciati ogni firma messa, e rispondere di quanto fatto o non fatto.
Solo così riusciremmo ad evitare di rincorrere gli eventi e far pagare sempre agli stessi: i poveracci che si trovano coinvolti e che possono tranquillamente aspettare decenni per veder risolto il loro problema.
Altro problema che presenta il conto a Niscemi; l’abusivismo edilizio che in Sicilia riguarda quasi il 50% delle costruzioni. Abusivismo che non permette il controllo del territorio (e quindi si costruisce anche a bordo frana) e che viene incentivato dalla pratica dei continui condoni.


