Di Angelo Gazzaniga<⁄em>
La richiesta di grazia piovuta da tanti politici e l’istruzione della procedura per la grazia iniziata dal ministro Nordio appena poche ore dopo la sentenza fa nascere una domanda: sono dilettanti allo sbaraglio?
Infatti è impensabile che, pur concesso che molti politici abbiano una cultura giuridica per lo meno approssimativa, un ministro esperto come Nordio abbia potuto dimenticare che:
per concedere una grazia occorre una domanda di un parente, occorrerebbe che prima fosse conosciuta la motivazione della sentenza e che, soprattutto, spetta al Presidente della Repubblica avviare la pratica in questi casi.
Tutto ciò Fa nascere il sospetto che alle spalle di tutta questa operazione vi sia una motivazione politica (sfruttare lo sdegno per aver condannato uno che si difendeva), ma soprattutto una tendenza a modificare il concetto stesso di democrazia.
Una democrazia in cui il potere esecutivo non è più solo quello che applica le decisione del potere legislativo, ma quello che decide e condiziona tutta la linea politica, lasciando al legislativo il solo compito di approvare a posteriori.
Questa tendenza si vede anche nel tentativo di sovrapporsi alla magistratura, facendo dell’istituto della grazia una specie di quarto livello di giudizio che può modificare immediatamente anche le decisioni della Cassazione.
È questa una tendenza che tende ad annullare uno dei pilastri fondamentali di ogni democrazia quale la “balance of power” e di cui vediamo sempre più applicazioni da parte qualsiasi autocrate o aspirante tale.
Con i risultati che stiamo vedendo…


