Di Angelo Gazzaniga<⁄em>
Il problema Electrolux è scoppiato improvvisamente, ma era una tempesta nell’aria.
Infatti ormai da anni il mercato degli elettrodomestici si sta divaricando (come in moltissimi altri casi): da un lato le vendite di prodotti a basso costo sono aumentate negli ultimi anni del 4% annuo, quelle di prodotti di alta gamma sono rimasti costanti e quelli di fascia media sono calati del 40%.
Era quindi prevedibile che le imprese di quella fascia, come proprio l’Electrolux, sarebbe andate incontro a una crisi.
Ora si Interverrà, more solito, con cassa integrazione ad libitum, che è un provvedimento costoso per le casse dello stato e umiliante per i lavoratori e/o con sussidi all’impresa per farla recedere dalla decisione, quando ben sappiamo che è inutile convincere un imprenditore a lavorare in perdita.
Una vera politica industriale non dovrebbe tappare i buchi o soffocare le crisi, ma prevederle e agire di conseguenza con coraggio e lungimiranza.
Un esempio lo abbiamo avuto dai tedeschi che, all’approssimarsi della crisi dell’acciaio, hanno convertito prontamente tante acciaierie della Ruhr e ne hanno fatto dei parchi, preservando nel frattempo l’occupazione.
A quando tutto questo in Italia?


