Di Angelo Gazzaniga<<<\em>
Sempre più spesso si sente affermare che un qualsivoglia regime è democratico perché sono state fatte elezioni libere e non truccate.
Indubbiamente le elezioni per una democrazia sono indispensabili, ma non sufficienti, altrimenti dovremmo considerare una democrazia anche la Germania di Hitler (che fu eletto e chiamato al governo dal presidente Hindenburg) .
Ma fondamentale per un’autentica democrazia è l’esistenza dei tre poteri su cui si fonda: il potere legislativo (di fare cioè le leggi) che spetta al Parlamento; il potere esecutivo (cioè di applicare le leggi) che spetta al Governo e il potere giudiziario (cioè di far rispettare la legge e punire i trasgressori) che spetta alla Magistratura.
Si tratta di poteri che devono essere e rimanere autonomi e indipendenti non solo di nome (perché lo dichiara una Costituzione), ma in sostanza.
Inoltre il loro potere non deve poi prevalere sugli altri, deve esistere un equilibrio tra loro: la celebre “balance of power” delle democrazia anglosassoni.
Dovrebbero essere concetti questi chiari e accettati da tutti, ma invece vediamo sempre più spesso regimi in cui un potere prevale sugli altri, li condiziona e li guida.
Esempi ce ne sono a iosa: basti pensare ad una Russia in cui il potere del parlamento è ridotto a mera tribuna ed esecutore degli ordini di un Putin che è regolarmente eletto, e che gestisce anche la magistratura.
Ma anche in Italia assistiamo a una progressiva perdita di potere del Parlamento nei confronti dell’esecutivo: è il sistema sempre più utilizzato dei decreti di emergenza (che verranno poi convertiti in legge entro 3 mesi), delle leggi-quadro (che assegnano al governo la facoltà di stabilire tutte le norme attuative) e l’abuso della fiducia (mezzo per far approvare leggi senza discussione da parte dell’aula).


