Di Angelo Gazzaniga<\em>
Il voto in Ungheria può essere letto anche come un giudizio sulla democrazia illiberale.
Un tipo questo di democrazia basata in un certo senso su quella “dittatura della maggioranza” così ben descritta secoli fa da Alexis de Tocqueville.
In questo tipo di democrazia si tengono regolari (più o meno) elezioni e chi ha vinto governa in modo autocratico per tutto il mandato: la magistratura viene condizionata, i media devono allinearsi al pensiero del governo, l’economia diventa sempre più dirigista, i diritti di certe minoranze conculcati, il nazionalismo prevale su qualsiasi struttura internazionale e così via…
E’ un sistema di governo prediletto dalla destra e che sembra avere sempre più successo.
Ma in Ungheria, Paese in cui questo tipo di governo è stato adottato più a lungo (16 anni è durato il governo Orban), alla fine è arrivato il conto.
Non solo Orban ha perso le elezioni, ma è importante il motivo per cui le ha perse: la corruzione è dilagante, l’economia ristagna, i servizi pubblici peggiorano a vista d’occhio (basti vedere la situazione degli ospedali ungheresi), le libertà di espressione vengono sempre più coartate, la classe politica sempre meno permeabile alle istanze dal basso e ai bisogni dei cittadini.
Alla fine forse bisognerebbe concludere che la vecchia democrazia liberale è ancora quella che funziona meglio, o, come diceva Churchill, meno peggio.


