INDICI DI DEMOCRAZIA: COME SI POSIZIONA L’ITALIA

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Per gentile concessione di “Bussola Italia” pubblichiamo un complesso ed esaustivo rapporto sugli indicatori di democrazia nel mondo e di come si posizione l’Italia

Posizionamento generale e tendenze
Quando l’Italia si confronta con i ~Paesi di tutto il mondo, si colloca stabilmente su un livello medio-alto (Democracy Index, V-Dem, WJP, WGI).
Dove il confronto è fra i quasi 40 Paesi ad economia avanzata associati all’OECD, l’Italia scivola ad un livello medio-basso (SGI, OCSE/UE).
Su questi ultimi pesa molto la capacità di governance strategica (foresight, consenso, sostenibilità economica). Alcuni osservatori segnalano che negli ultimi anni si rafforza una certa tendenza a perdere democraticità.
Gli indicatori
Nella tabella qui sotto allegata riepiloghiamo gli indicatori che ciascun osservatore ha pubblicato nel 2025 (dati del 2024).

Democracy Index (dati 2024, rapporto Marzo 2025)
Punteggio complessivo: 7,58 su 10; 37° posto (ex aequo con Capo Verde) su 167 paesi, in calo di 3 posizioni rispetto all’anno precedente. Categoria: “democrazia imperfetta” (flawed democracy).
Il quadro che emerge è quello di un paese con elezioni libere ed eque e un sistema pluralistico solido, ma penalizzato soprattutto dalla cultura politica (fiducia nelle istituzioni, consenso sui valori democratici), dalle libertà civili e dal funzionamento del governo — quest’ultimo storicamente debole e per questo rende per instabili le coalizioni. Per confronto, l’Italia resta dietro a 19 paesi europei, inclusi i vertici Norvegia (9,81), Svezia (9,39) e Germania (8,73); un decennio prima, nel 2014, il punteggio italiano era 7,71, quindi in leggero calo.
V-Dem
Il dato più significativo riguarda la classificazione: nel Democracy Report 2026 di V-Dem (pubblicato nel 2026, con dati aggiornati al 2025), l’Italia è ancora classificata come “democrazia liberale” secondo la tassonomia Regimes of the World, ma con un segnale di deterioramento; soprattutto è stata inserita per la prima volta tra i paesi in “autocratizzazione” (episodio iniziato nel 2021, confermato quest’anno insieme a Croazia, Slovacchia, Slovenia e Regno Unito). L’indice liberale (LDI) è sceso da 0,76 (2023) a circa 0,70 (2025), uno dei cali più marcati tra le democrazie consolidate dell’Europa occidentale.
L’Italia mantiene punteggi alti su elezioni pulite, libertà accademica, libertà di espressione e vincoli legislativi sull’esecutivo (tutti sopra 0,87), ma risulta più debole su partecipazione diretta dei cittadini (0,37) e, secondo la narrazione del report, su vincoli all’esecutivo e uso dei canali legislativi ordinari.
In sintesi: l’Economist misura un calo legato soprattutto a cultura politica e funzionamento del governo, mentre V-Dem segnala più nettamente un vero e proprio processo di autocratizzazione in corso dal 2021.
World Justice Project Rule of Law Index
Punteggio complessivo: 0,66 su 1 — 34° posto su 143 nel mondo (in calo di 2 posizioni rispetto al 2024), 25° su 31 nella regione UE/EFTA/Nord America, 34° su 51 tra i paesi ad alto reddito. Il punteggio è sceso di meno dell’1% rispetto all’anno precedente.
I punti di forza sono i poteri esecutivi e la giustizia penale, mentre le aree più deboli sono ordine e sicurezza (penultima in regione) e giustizia civile, appesantita da tempi lunghi e minore efficacia di strumenti alternativi come la mediazione.
L’Italia rientra tra i paesi in cui — coerentemente con la tendenza globale del 2025 — sono peggiorati libertà di espressione, libertà di riunione/associazione e partecipazione civica, oltre all’indipendenza della magistratura rispetto all’esecutivo; il rapporto nota però che, a differenza della maggioranza dei paesi, in Italia i “checks and balances” nel complesso non si sono ulteriormente indeboliti nell’ultimo anno.
Se il Democracy Index segnala soprattutto debolezze di cultura politica e funzionamento del governo, V-Dem evidenzia un’autocratizzazione in corso dal 2021 e il WJP colloca l’Italia stabilmente a metà classifica tra le democrazie avanzate, con il nodo principale nell’efficienza della giustizia (civile in particolare) più che nella tenuta democratica in senso stretto.
Worldwide Governance Indicators (Banca Mondiale)
Media dei sei assi: circa 67,5 su100. Il profilo indica una governance complessivamente solida ma non ai vertici mondiali: il punto di forza relativo è la voce e responsabilità (libertà civili, di stampa e di partecipazione elettorale), seguita dalla stabilità politica; il punto più debole resta il controllo della corruzione, comunque sopra la mediana globale ma il fattore che più penalizza il quadro complessivo.
WGI conferma la fotografia di un paese a metà classifica tra le democrazie avanzate, con corruzione e qualità regolatoria come nodi principali — un quadro coerente con quanto emerso dal WJP (giustizia civile debole) e dal Democracy Index (cultura politica debole), mentre la componente “voice and accountability” resta relativamente solida, in linea con l’alto punteggio elettorale del Democracy Index.
OECD Government at a Glance
Sul fronte fiducia e soddisfazione, l’Italia è sotto media OCSE su entrambi i fronti, ma leggermente sopra la media sulla percezione di essere ascoltati nelle consultazioni pubbliche — un dato che stona un po’ con la bassa fiducia generale. Sul digitale, il Digital Government Index è appena sotto media, con “Digital by Design” come punto di forza relativo. Sulla regolazione, l’Italia fa leggermente meglio della media OCSE nella qualità delle valutazioni d’impatto normativo (iREG), grazie soprattutto all’adozione sistematica di queste pratiche.
Il dato più marcato riguarda però la finanza pubblica e la demografia della pubblica amministrazione: la spesa pubblica italiana resta di gran lunga superiore alla media OCSE (54% del PIL contro 42,6%, pur in discesa al 50,6% nel 2024), mentre il deficit si è quasi dimezzato tra il 2023 e il 2024 (da 7,2% a 3,4% del PIL) grazie al consolidamento fiscale in corso. E la pubblica amministrazione centrale italiana è nettamente più anziana che altrove: solo il 5% degli addetti ha tra 18 e 34 anni (contro il 19% medio OCSE), mentre il 56% ha 55 anni o più (contro il 27% medio) — un potenziale problema strutturale di ricambio generazionale nei prossimi anni.
Mettendo insieme i cinque report visti: mentre Democracy Index, V-Dem, WJP e WGI raccontano soprattutto la tenuta democratica e istituzionale, il Government at a Glance aggiunge la dimensione più operativa — fiducia dei cittadini, efficienza digitale e sostenibilità dei conti pubblici — confermando un quadro di media classifica con due criticità specifiche: bassa soddisfazione per i servizi pubblici e un apparato amministrativo che invecchia rapidamente.
Bertelsmann Governance Index (SGI)
Il quadro SGI è il più critico tra i sei report analizzati finora: l’Italia si colloca stabilmente nella parte medio-bassa della classifica su quasi tutte le dimensioni, con il punto di minimo relativo nel “Governing with Foresight” (27° su 30) — cioè nella capacità di pianificazione strategica, valutazione delle politiche e coinvolgimento di esperti indipendenti e parti sociali nel processo decisionale. Il rapporto lega esplicitamente questo peggioramento al governo Meloni, insediatosi nel 2022: segnala un progressivo accentramento del potere esecutivo (a scapito del Parlamento e del coordinamento tecnico), pressioni sull’indipendenza dei media di servizio pubblico (RAI), una politicizzazione della consulenza tecnica e un minore ricorso a consultazioni con società civile, sindacati e mondo scientifico. Le uniche eccezioni positive sono la sostenibilità ambientale (15°, nella media del campione, pur con target di riduzione delle emissioni ridimensionati rispetto agli obiettivi UE) e — parzialmente — il coordinamento tra centro e periferia (20°).
Sintesi rispetto ai report precedenti: l’SGI conferma e rafforza il segnale già colto da V-Dem (autocratizzazione dal 2021) e dal Democracy Index (debolezza di cultura politica e funzionamento del governo), aggiungendo un elemento nuovo rispetto agli altri quattro indici: non solo la tenuta democratica formale, ma la capacità effettiva di governare con visione di lungo periodo — dimensione su cui l’Italia risulta oggi tra i paesi più deboli del campione OCSE/UE.

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