ILVA NUOVA ALITALIA?

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Di Angelo Gazzaniga<⁄em>

Dopo vent’anni di difficoltà, tra cessione ai privati, sequestri, vendite a concorrenti (Arcelor Mittal) fatti poi fuggire togliendo quell’impunità concessa per i delitti ecologici pregressi, sussidi a gogo travestiti da prestiti che mai rientreranno, mancanza di una qualsiasi politica industriale, si è arrivati al redde rationem.
Dopo che per anni si è proclamato a gran voce che un’acciaieria (nel senso di un’azienda che produce acciaio utilizzando tutto il ciclo) era indispensabile all’azienda Italia perché non era possibile che un Paese industriale come il nostro non producesse acciaio, dopo che si sono spesi miliardi per ridurre l’impatto ecologico (basti pensare ai soldi spesi per coprire i parchi minerali) adesso improvvisamente cambia lo scenario.
Dopo che gli altiforni sono stati sequestrati dalla magistratura su richiesta di cittadini di Taranto scopriamo che l’acciaieria potrebbe continuare a lavorare semplicemente come laminatoio grazie ai “capitani coraggiosi” (ricordate Alitalia?) delle altre aziende italiane che si sono offerti di rilevare la sola area a freddo.
Operazione che sembra più rivolta a evitare la concorrenza di qualche altro gruppo straniero che altro e che presuppone: un intervento diretto dello Stato nella nuova società (intervento foriero di sussidi e facilitazioni), la bonifica degli altiforni a carico dell’intervento statale, l’eventuale e futuribile realizzazione di altiforni elettrici a carico della finanza pubblica: cioè altri miliardi da spendere a fondo perduto (anche qui viene in mente Alitalia).
Ma soprattutto con questi progetti si dovrà fare quello che veniva tassativamente escluso: comperare all’estero le bramme (cioè l’acciaio da trasformare nei laminatoi) e utilizzare grandi quantità di energia, notoriamente più costosa in Italia che nel resto d’Europa.
Ma allora non sarebbe più economico comperare l’acciaio sul mercato e chiudere definitivamente n’azienda che sembra ormai definitivamente condannata?
È già stato fatto in Germania, dove a Essen gli altiforni sono stati convertiti in giardini.
Quanto alla questione sociale (pretesto sempre presente come pretesto per continuare a sussidiare imprese ormai decotte) si potrebbe dare sussidi ad aziende disposte ad aprire nuovi stabilimenti nell’area industriale di Taranto (si è già offerta l’Eni) mettendo in cassa integrazione gli operai mentre si opera la riconversione.
Sarebbero comunque soldi ben spesi perché rivolti a creare nuovi posti di lavoro e nuove aziende sane.
Ma per fare tutto questo occorrerebbe una politica industriale seria e a lungo termine e il coraggio di presentare progetti davvero innovativi.
Altrimenti avremo una nuova Alitalia

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Angelo Gazzaniga
Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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