di Angelo Gazzaniga<⁄em>
Conte in una recente intervista ha suscitato scalpore citando una frase di un generale americano della Nato secondo cui “la Russia non rappresenta una minaccia” e quindi inutile armarsi per rispondere a una minaccia che non c’è.
A parte il fatto che, a dimostrazione di come la falsificazione sia diventato un modo normale per fare politica il generale americano aveva detto una cosa assai diversa: che cioè la Russia non avrebbe attaccato la Nato perché consapevole delle conseguenze. Una cosa è infatti non attaccare per principio, un’altra è non attaccare per paura delle conseguenze.
È questa una osservazione utile per introdurre un concetto particolarmente attuale e molto diffuso nei Paesi anglosassoni: quello di dissuasione.
Una cosa è la neutralità “tout court”: si rifiuta per principio qualsiasi atto di guerra e si rinuncia ad armarsi proclamandosi neutrali verso tutto e tutti, ritenendo in questo modo che nessuno ci verrà ad aggredire.
Al suo opposto è il concetto di diritto della forza: quello che regola i rapporti tra gli -Stati è la forza e quindi chi è più forte, più armato, ha diritto a imporsi sugli altri. Un principio tanto caro agli stati totalitari e, come purtroppo stiamo constatando, anche di tanti paesi democratici.
Il concetto di dissuasione è invece intermedio tra i due: uno Stato si impegna e garantisce in ogni maniera possibile di non avere nessuna mira aggressiva nei confronti degli altri paesi, ma nel contempo si arma in modo da “dissuadere” altri ad attaccarlo.
Ce lo avevano insegnato già i Romani con il loro motto: “si vis pacem para bellum”.


