I RISULTATI DELLA (NON) POLITICA INDUSTRIALE IN ITALIA: LE FERROVIE

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I risultati di una mancata politica industriale emergono spesso solo dopo molti anni: è quanto accaduto con Alitalia e con l’Ilva. Esiste però un altro esempio, altrettanto emblematico, di come l’assenza di una strategia industriale possa mettere in crisi un intero settore fino a decretarne la scomparsa: quello ferroviario.
L’industria italiana è stata a lungo un’eccellenza mondiale, in particolare nel campo degli elettrotreni. Basti pensare al Settebello della Breda, un’icona ancora oggi unica nel segmento dei treni di lusso, o al Pendolino della Fiat, l’unico convoglio al mondo capace di risolvere efficacemente il problema del pendolamento in curva. Eppure, che fine hanno fatto queste realtà industriali? La Breda è passata ai giapponesi di Hitachi, mentre la Fiat Ferroviaria è stata assorbita dai francesi di Alstom.
Questo è avvenuto perché, invece di sostenere lo sviluppo delle imprese più efficienti e competitive – come fatto in Francia con Alstom e in Germania con Siemens – in Italia si è scelto per decenni di distribuire commesse “a pioggia” a piccole aziende arretrate e fuori mercato, spesso per soddisfare potentati locali e logiche di consenso. Parallelamente, si è privilegiato sistematicamente il trasporto su gomma a scapito di quello ferroviario.
Problemi analoghi hanno riguardato le infrastrutture. L’Italia è stata tra i primi Paesi a progettare e avviare una linea ad alta velocità, la Firenze–Roma. Tuttavia, a causa di ostacoli burocratici e finanziari, la sua realizzazione ha richiesto oltre vent’anni: nello stesso arco di tempo, la Francia ha costruito un’intera rete AV. Inoltre, le linee italiane si sono rivelate particolarmente costose perché, per ragioni ideologiche (alta velocità sì, ma purché compatibile anche con il traffico merci), sono state progettate per sopportare convogli pesanti, con opere d’arte sovradimensionate e tracciati più dolci. Inutile aggiungere che nessun treno merci ha mai realmente utilizzato queste linee.
Questo rappresenta un esempio piccolo ma significativo di come una politica industriale miope, spesso inesistente e più attenta al consenso immediato e agli interessi locali che al futuro del Paese, conduca a risultati disastrosi.
Non bisogna battersi per salvare “quei” posti di lavoro in aziende ormai decotte – come nel caso di Alitalia – ma creare le condizioni per nuovi posti di lavoro in imprese efficienti, innovative e competitive. Questa è la vera politica sociale di un Paese moderno e liberale.

di Angelo Gazzaniga

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Angelo Gazzaniga
Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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