Un giovane che vuole iniziale un’attività imprenditoriale in Italia ha senz’altro un tratto di eroismo.
Infatti come prima cosa deve rivolgersi a una banca (o finanziaria che si dica) per avere fondi con cui iniziare: prima richiesta, dare garanzie per avere un finanziamento.
Poi deve:
– aprire una partita iva,
– iscriversi al Registro delle Imprese,
– inviare gli atti alla Camera di Commercio (costo 1000 euro all’anno),
– inviare dichiarazione di inizio attività al Comune di residenza (la famosa SCIA)
– aprire una posizione INPS e INAIL (cierca3000 euro per un’impresa artigiana)
– fornire i dati dell’immobile in cui verrà esercitata l’attività (tra cui plalnimetrie catastali sottoscritte da un tecnico e CPI dell’edificio)
– certificato di agibilità rilasciato dal Comune
– autorizzazione sanitaria (rilasciata dall’Asl in caso di attività con cibi)
– esami di idoneità per attività legate a vendita di alimentari
Il tutto, ovviamente, seguito da un commercialista che deve essere debitamente ricompensato.
Nel frattempo il nostro eroe non ha ancora iniziato a guadagnare un euro
Una situazione che stride con quanto avviene, ad esempio, negli Stati Uniti, ove è sufficiente citare il caso id un imprenditore italiano che voleva aprire un’industria nel New Jersey. Ebbene, è stato ricevuto direttamente dal Governatore che gli ha presentato un suo funzionario che sarebbe stato l’unico terminale di tutte le sue necessità: dopo sei mesi la ditta cominciava a funzionare!
Ecco quello che si dovrebbe fare in Italia: facilitare il più possibile chi desidera intraprendere un’attività in proprio, anziché tarpare ogni iniziativa con una burocrazia ottusa e costosa utile sono ad autoalimentarsi
Così si creano posti di lavoro e si crea ricchezza: non aiutando imprese ormai decotte e destinate comunque a morire
di Angelo Gazzaniga


