Di Angelo Gazzaniga<\em>
Dopo una campagna referendaria che ha evidenziato tutti i limiti della politica italiana (e non solo della politica): pochissimi interventi per spiegare con semplicità ed efficacia le caratteristiche di una legge comunque molto tecnica; interventi sovrastati da accuse improprie, insulti, riferimenti fuori tema, resta il problema di fondo: come far funzionare la giustizia.
Perché il problema giustizia resta uno dei problemi più gravi e importanti per tutto il Paese.
Problema che non riguarda solo coloro che hanno rapporti con la magistratura: cittadini che attendono il giudizio per anni, se non per decenni (per non parlare di quelli che soffrono il carcere preventivo in attesa di giudizio); è questo un problema che riguarda tutti anche da un punto di vista economico: basti pensare a un piccolo imprenditore che deve aspettare anni per vedere riconosciuto il diritto al pagamento del proprio lavoro (una causa di fallimento dura circa 13 anni in Italia e un paio d’anni in Svizzera) o a una impresa straniera che vuole investire in Italia e che guarda alle classifiche dell’efficienza della magistratura (l’Italia è posizionata, secondo le statistiche ufficiali, al 35° posto in Europa).
Una profonda modifica della giustizia italiana è quindi tanto necessaria quanto urgente.
Cosa propone da sempre Libertates? (sul sito Libertates.com alla voce “le proposte”)
– Divisione delle carriere, come esiste praticamente in tutta Europa, ma con precise garanzie costituzionali sulla non ingerenza della politica (nella proposta respinta ad esempio si affidava al Parlamento la decisione sui criteri per nomina delle persone entro cui sorteggiare i membri laici dei Csm)
– Semplificazione della normativa (problema comune a tutto il sistema italiano) e informatizzazione dei processi. È assurdo che i magistrati anneghino ancora nei faldoni quando anche il più piccolo negoziante ha automatizzato tutto.
– Modifica delle modalità per la responsabilità dei giudici. Non è accettabile che, alla fine, solo il 3% dei giudici accusati di non aver fatto il proprio dovere venga condannato.
– Introduzione del concetto di meritocrazia e di efficienza. La magistratura è rimasta un campo totalmente escluso dal concetto di merito. Si fa carriera per anzianità e per scelta, spesso dovuta all’appartenenza ad una corrente, da parte del Csm. Indubbiamente è un campo questo in cui è difficile stabilire criteri di valutazione: non certo il giudizio dei superiori (condizionati dalle correnti di appartenenza), non certo il criterio del numeri dei processi conclusi (si favorirebbero i processi “copia incolla” per essere più veloci); si potrebbe utilizzare il criterio di quante sentenze vengono ribaltate in appello, o quante accuse dei pm vengono disconosciute in dibattimento, per stabilire quali magistrati lavorano meglio.
È una riforma fondamentale per lo sviluppo dell’Italia: va affrontata in modo globale e soprattutto con uno spirito costruttivo e di collaborazione da parte di tutta la politica: occorre superare l’interesse di parte e la ricerca spasmodica di consenso per arrivare a un risultato concreto: ognuno, politici e cittadini, faccia la propria parte per evitare, per quanto possibile, una decadenza altrimenti inarrestabile.


