Di Angelo Gazzaniga<⁄em>
Ormai le crisi petrolifere sono diventate cicliche: prima o dopo arrivano.
Ma cosa facciamo per evitarle o, meglio, attutirle?
La risposta per l’Italia è abbastanza semplice: niente.
La Spagna ottiene il 45% della propria produzione da fonti rinnovabili, la Francia con il nucleare copre il 50% del proprio fabbisogno (e pure lo esporta in Italia), mentre in Italia il 47% della produzione di energia elettrica si ottiene mediante gas e questo comporta spese aggiuntive per le imprese che devono affrontare la concorrenza e per i cittadini che hanno le bollette più alte d’Europa..
Ma gli investimenti in impianti idroelettrici sono fermi perché non si decide sul rinnovo delle concessioni e per le energie rinnovabili sono ferme presso i vari uffici migliaia di richieste che non vengono evase non solo per ignavia ma anche per precisi calcoli politici (basti pensare che la regione Sardegna ha vincolato il 98% del territorio per evitare la costruzione di impianti fotovoltaici.
Ecco così uno dei motivi della progressiva decadenza del nostro Paese; la mancanza di decisione, di progettualità, di scelte magari coraggiose ma impopolari: si preferisce galleggiare, rinviare, attutire le crisi più acute con bonus, si applica insomma la famosa massima di Andreotti “meglio tiraqre a campare che tirare le cuoia”.
Questo dovrebbe essere uno temi portanti di una campagna elettorale ormai iniziata: come reagire e pianificare il futuro in modo da non essere sempre in balia della prima crisi?
Ma temiamo che questa campagna sarà se non simile addirittura peggio delle altre: attacchi personali, offese reciproche, tutta concentrata sulla cronaca spicciola senza che si presentino programmi concreti e a lungo termine.
Così i favorisce solo il distacco dei cittadini dalla politica.


