“Se diamo retta agli esperti, non facciamo niente”
Gianni Agnelli a Piero Ottone
“Se nasci povero, muori povero: benvenuto in Italia” è il titolo di un bellissimo articolo a firma di Daniela Zero, pubblicato da “Collettiva” che dovrebbe essere letto nelle scuole. Da noi, la lezione di John Maynard Keynes è eresia, anche se questo Carlo Cottarelli non lo capisce e vedremo attentamente perché (sia detto fuori da ogni deformazione populista).
Cito Zero in apertura della sua analisi: “La povertà, in Italia, non è solo un fenomeno economico: è un destino. Lo conferma un recente studio dell’Università di Oxford pubblicato su Research in Social Stratification and Mobility, che analizza la trasmissione intergenerazionale della povertà in trenta Paesi europei. I risultati sono impietosi: chi nasce povero in Italia ha altissime probabilità di restarlo. Più che in Francia, Germania, Austria, ma anche più che in Polonia o Slovenia. Un’eccezione negativa nel panorama europeo.
NUMERI CHE PARLANO CHIARO
Nel nostro Paese il 21% della popolazione era, già nel 2019, a rischio di povertà o esclusione sociale. Ma il dato più allarmante riguarda la “rigidità” della povertà: chi proviene da una famiglia povera ha una probabilità di diventare povero da adulto superiore di 15 punti percentuali rispetto a chi è cresciuto in una famiglia non povera. Peggio di noi fanno solo Romania, Bulgaria, Serbia e Lituania. Mentre nei Paesi scandinavi – Svezia, Danimarca, ma anche la Svizzera – la povertà non si trasmette: l’origine sociale incide pochissimo, e in alcuni casi l’effetto è nullo o persino invertito… “. (di questo chi scrive ha parlato con i propri parenti danesi, Jacob Winslow, e sua moglie Iben, in una bellissima conversazione serale del 22 luglio 2025, ndr).
Conclude Daniela Zero: “UN PROBLEMA STRUTTURALE, NON SOLO ECONOMICO. La povertà italiana non è solo ampia: è rigida. E resta tale anche cambiando le definizioni statistiche, controllando per età o escludendo i migranti. Né la crescita economica né la spesa pubblica spiegano da sole le differenze tra Paesi. Contano la qualità delle politiche, l’efficacia del welfare, il funzionamento dei servizi pubblici… ” (Ci vuole una classe politica dirigente: lo diceva Piero Ottone. Ci vuole l’Establishment, ndr).
“Secondo i ricercatori, l’Italia è un paese high static: elevata povertà nella generazione precedente, elevata povertà oggi. E con scarse possibilità di uscita. La povertà, da noi, è una trappola ereditaria. Non basta lavorare. Non basta studiare. Serve una strategia di lungo periodo, centrata sull’istruzione, sul rafforzamento del welfare, sulla redistribuzione delle opportunità.”. Keynes. Speranze tradite, per citare Robert Skidelsky.
Sono costretto obtorto collo ad autocitarmi: nell’articolo pubblicato per Libertates il 30/05/2023 “Il buco nero dell’edilizia popolare” avevo scritto: “… l’ex collaboratore di giustizia Antonio Mancini in occasione della presentazione del suo libro scritto a quattro mani con Federica Sciarelli “Con il sangue agli occhi”, ha detto a Vasanello rispetto agli anni Settanta, dove Moro fece il “compromesso storico”, ma non il deficit spending: “… A Roma c’erano le modernità. Quindi spese ancora maggiori, stavamo peggio io e la mia famiglia dopo aver lasciato l’Abruzzo. Però da bambino io notavo che c’era quel che io definisco il blocco di mio padre che si alzavano alla mattina alle 5.00 e che la sera mangiavano il dado star e personaggi vestiti bene, con i soldi in tasca e le macchine di lusso… E io da allora ho iniziato a delinquere. Io non do colpa alla società, è la mia scelta; se poi qualcuno ci legge che la società avrebbe potuto darmi una mano, bene. Sennò, la colpa è tutta mia”. E’ un’analisi che fa riflettere (sia detto di passata, Mancini è al livello di Tommaso Buscetta); Mancini e Mario Moretti sono due facce della stessa medaglia. La Francia ha avuto Mitterrand e Dominique Strauss Khan, l’Italia Aldo Moro e Amintore Fanfani. Cosmopoliti i primi, provinciali i secondi. C’è qualcosa di veramente patetico nella vicenda di Moro, statista dal tratto piccolo-borghese, che incassò la tangente Lockheed e venne sequestrato e poi ucciso dalle
Brigate rosse nel “processo del popolo”. Come ha detto il criminologo Steve Pieczenick a Il Sole 24 ore, “… spiace dirlo ma la sua uccisione ha coinciso con la ripartenza dell’economia italiana”.
Veniamo ora a Carlo Cottarelli, che si muove in una direzione opposta a George Soros: l’asserito valore scientifico delle sue valutazioni (la presunzione arrogante di chi non contempla la teoria della riflessività al proprio orizzonte, contrabbandando l’ideologia per scienza).
La sua analisi pubblicata su “Il Foglio Quotidiano” da Mariarosaria Marchesano del 18 luglio 2025 è corrotta dall’ideologia: niente male per il più accreditato successore di Giorgia Meloni, che sta andando incontro allo stesso fallimento dell’“avvocato del popolo” Giuseppe Conte (sic!) dopo aver rifiutato la firma del MES:
“Negli anni Settanta il piano Fanfani si assunse l’onere di realizzare in Italia un massiccio intervento di Edilizia residenziale pubblica, ma ricordiamoci che quel piano fu in perdita. Oggi lo stato non dispone più di risorse sufficienti e deve coinvolgere capitali privati che hanno attese di profitto. Succede in tutte le grandi città del mondo ed è quello che è successo a Milano. I prezzi alle stelle sono l’effetto di un meccanismo di mercato a cui si aggiunge la forte perdita del potere di acquisto dei salari che nel 2021-2022 è calato del 13%, salvo recuperare in parte terreno più di recente”. L’economista Carlo Cottarelli cerca di riportare a una dimensione reale il dibattito sul modello Milano, messo sotto accusa per avere promosso uno sviluppo immobiliare per ricchi. “Dibattito – dice l’economista – che si fonda su una base ideologica che non tiene conto della sostenibilità economica dei progetti”. Insomma, nessuno fa i conti con i numeri.
“Servono più case per rispondere alle esigenze abitative di una città che cresce? Bene – dice l’economista – facciamole, ma non si può pretendere di imporre il 50% di edilizia residenziale pubblica perché vuol dire chiedere ai costruttori di rinunciare a guadagnarci”. Cottarelli entra nella storia della crisi immobiliare milanese, che, tra indagini e blocco dei cantieri, va avanti almeno da un paio d’anni, perché realizza uno studio in cui sostiene che un piano “sociale”, come quello varato dalla stessa giunta di Beppe Sala dopo che era stata criticata per avere espulso la classe lavoratrice dal centro urbano, è in sostanza utopistico.”
La conclusione cui giunge Mariarosaria Marchesano è del tutto sbagliata, ma sposa in pieno il Cottarelli pensiero: “Apriti cielo, l’economista viene attaccato da più parti come se si fosse opposto alla necessità di realizzare abitazioni a prezzi più accessibili per i milanesi e non per aver messo in evidenza la scarsa sostenibilità economica di una visione sociale ma senza soldi. “Io dico che bisogna costruire più case e non meno case, ma bisogna farlo rispettando le aspettative di profitto di chi investe. Altrimenti, torniamo agli anni Settanta quando i soldi ce li metteva lo stato. Ma mi pare che non ce lo possiamo più permettere”… “.
Orbene, Mr Forbici ignora tout court il quadro che emerge dal formidabile report “Bilancio comunale: dallo Stato solo il 29% di quanto speso per Pnrr”, pubblicato da “Cremona Oggi” (il livello di performance dei giornalisti italiani è oggettivamente alto):
“Schermaglie tra maggioranza e minoranza oggi in Consiglio Comunale durante la discussione sulla verifica degli equilibri di bilancio (George Soros è critico nei confronti del “concetto di equilibrio”, ndr). Una seduta ospitata dal salone della Provincia di Cremona, dotata di aria condizionata a differenza di Sala dei Quadri. Le variazioni di Bilancio avevano già visto nei giorni scorsi le contrapposizioni tra esponenti della maggioranza e della minoranza per via delle somme stanziate e non spese nel bilancio preventivo di quest’anno: una pratica che per i Fratelli d’Italia, attraverso il capogruppo Marco Olzi, significa scarsa progettualità politica, mentre per la maggioranza, con Daniele Bonali, Pd, è una necessità dettata dalla lentezza e incertezza dei trasferimenti statali. (corre alla mente l’aforisma di Soros: “Non è importante che tu abbia ragione o torto, ma quanti soldi fai quando hai ragione e quanto perdi quando hai torto”, ndr) Reciproche accuse che i due si sono scambiati anche in aula.
“Rispetto all’utilizzo di alcuni fondi – ha spiegato la vicesindaco Francesca Romagnoli, delegata al Bilancio – faccio presente alla minoranza che stiamo parlando del bilancio 2025-27 e siamo solo a metà del primo anno: ci sono ancora 6 mesi per poter attuare degli interventi sul 2025 e con queste variazioni abbiamo stanziato altri fondi. “Già da tempo – ha poi aggiunto – ma in particolare in questa prima metà dell’anno, risulta evidente quanto gli enti locali stiano loro malgrado contribuendo in maniera impropria alla realizzazione del PNRR anticipando di tasca propria le somme dovute alle imprese, con forti rischi per gli equilibri dei rispettivi bilanci. Questo non lo dico io, ma è quanto è emerso anche nel corso di un recente seminario sul PNRR digitalizzazione degli Enti”. Tra le cause, c’è “la procedura di infrazione dell’Europa verso l’Italia rispetto ai ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione risalente ad una decina di anni fa, che porta l’Europa a controlli serrati prima di erogare i fondi al nostro Governo”.
“Per l’esercizio 2025, – continua “Cremona Oggi” – “rispetto ai finanziamenti legati al PNRR, il Comune ha incassato circa il 29% del contributo statale, rispetto a quanto speso per la realizzazione degli interventi. Una criticità di cui è stata informata anche la Guardia di Finanza durante l’ultima cabina di regia che si riunisce regolarmente per fare il punto della situazione rispetto ai cantieri e all’attuazione del PNRR e rispetto allo stato delle rendicontazioni.
“In altre parole – ha aggiunto Romagnoli – siamo in attesa di ricevere il 71% di quanto anticipato. Una discrasia tra quando si rendiconta e quando si incassa è sempre stata fisiologica, ma mai come ora rischia di diventare patologica esponendo gli enti locali a rischi elevati, soprattutto legati alla disponibilità di cassa. Oltre a queste anticipazioni di cassa ricordo che lo Stato quest’anno sta diluendo i trasferimenti per servizi e lo sta facendo con rate imbarazzanti. Inoltre per la prima volta il Ministero delle Finanze ha scritto, messo nero su bianco, che lo Stato ha problemi di cassa”.
Una prudenza dunque nella gestione del Bilancio che la Giunta ha deciso di applicare anche all’utilizzo dell’avanzo, usandone poco più della metà in vista di possibili sorprese entro la fine dell’anno (l’unica uscita da tale impasse è la spesa in disavanzo, elementare Watson!, ndr).
All’ordine del giorno di oggi anche il riconoscimento della legittimità di debiti fuori bilancio per spese processuali in cui il Comune è risultato soccombente (la spesa in disavanzo nel Pnrr senza Giustizia che il Guardasigilli Nordio ha negato in tre anni, e ora rispettare la data di scadenza del giugno 2026 imposta da Bruxelles è utopico, ndr). Tra queste, anche quella che ha visto il Comune opporsi alla chiamata in giudizio davanti al Tar della RTI Cosper per l’appalto Saap. Votate infine anche le variazioni del Piano Triennale delle Opere pubbliche (con l’inserimento della spesa per la progettazione di palazzo Cittanova, la balaustra sul Morbasco e la facciata della scuola media Vida).” Non sono questi i tempi della spending review, ma c’è chi non cambia opinione per adeguare la realtà alla teoria, quando dovrebbe accadere il contrario. E che poi, per giunta, definisce scientifico il proprio lavoro (sic!).
Infine, su “Avvenire” è uscita un’analisi impeccabile di Pietro Saccò “L’analisi. Milano a parte, in Italia la casa è un’emergenza. Qualcuno la vede?”, che è alternativa alla lettura ideologica data da Cottarelli al cosiddetto piano Fanfani:
“… in una nazione diventata tra gli anni ’70 e ’80 una Repubblica di proprietari di immobili e da allora inesorabilmente invecchiata è difficile (e politicamente svantaggioso) far valere le ragioni di chi è dalla parte sfortunata dalle statistiche generali, di quella minoranza che paga affitti salati incrementando ulteriormente i redditi dei proprietari di casa. Non è molto popolare da queste parti l’idea che il mercato immobiliare perfetto sia quello in cui chi cerca la casa la possa trovare a un prezzo proporzionato alle sue capacità economiche, e non quello in cui i prezzi salgono di anno in anno rendendo sempre più generose le rendite immobiliari… “.
Segno che nell’intervento di Edilizia residenziale pubblica di Fanfani, c’era un eccesso di provincialismo in un mix di ostilità al mercato e al deficit spending, la cui ricetta diffonde il mercato a livello sociale (i “cavalli di razza” guardavano con sospetto e un complesso semi-coloniale al
“free trade” dei paesi anglosassoni). Ricordo che a Paolo Sylos Labini fu impedito di lavorare al Cipe: Comitato tecnico-scientifico per la Programmazione economica da Salvo Lima, con la culpa in vigilando di Aldo Moro.
Abusando della pazienza dei lettori, non posso non rilevare che il Belpaese è privo di senso dell’Establishment tra le stesse “riserve indiane della Repubblica”.
Infine, per citare ancora Mariarosaria Marchesano, c’è anche un caso di conflitto d’interesse criminogeno nella valutazione non completamente disinteressata e di arroganza alla Lucrezia Reichlin (“io ho ragione”) dell’aspirante curatore fallimentare che si fa pagare dai privati per fare il giuoco dei privati:
“… Alcuni hanno fatto notare che il suo (di Carlo Cottarelli, ndr) studio è stato commissionato dalle associazioni imprenditoriali come Ance e Assoimmobiliare e che da loro è stato pagato.
“Ci mancherebbe altro che lavoro gratis! Non per questo le mie valutazioni sono meno scientifiche o meno rigorose. Non scherziamo: i fatti sono questi. Il resto è ideologia”.
No, l’ideologia è proprio quella di Cottarelli.
Il suo assunto è diametralmente opposto alla “Critica dell’economia” scritta da George Soros nel suo instant book “La crisi del capitalismo globale” edito da Ponte alle Grazie, che Cottarelli farebbe bene a leggere: “Esiste la diffusa convinzione che le questioni economiche siano soggette a leggi di natura inappellabili, paragonabili a quelle della fisica. Tale convinzione è falsa, ma la cosa ancor più importante è che le decisioni e le strutture che su di essa si fondano sono destabilizzanti sul piano economico e pericolose su quello politico. Io sono persuaso che il sistema di mercato, come ogni altra creazione umana, sia intrinsecamente imperfetto. Tale convinzione costituisce il fondamento di tutta l’analisi contenuta in questo libro, oltre che della mia filosofia personale e del successo finanziario dei miei fondi. Dal momento che questa concezione critica dell’economia e di altre costruzioni sociali è così fondamentale per tutto il resto, devo ora applicare la trattazione generale della riflessività esposta nel capitolo 1 (“Fallibilità e riflessività”, ndr), in modo da spiegare perché tutte le teorie sugli ordinamenti economici, politici e finanziari sono qualitativamente diverse dalle leggi delle scienze naturali. Le tesi esposte nel resto del libro potranno essere comprese soltanto dopo aver riconosciuto che le strutture sociali in generale, e i mercati finanziari in particolare, sono intrinsecamente imprevedibili.
Tutti capiscono che l’analisi economica non ha la stessa validità universale delle scienze fisiche. Ma il motivo più importante del fallimento dell’analisi economica, e dell’inevitabile instabilità di tutte le istituzioni sociali e politiche che partono dal presupposto della validità assoluta dell’economia di mercato, non è stato ancora compreso adeguatamente. I fallimenti dell’economia non si devono soltanto alla nostra imperfetta comprensione della teoria economica o alla mancanza di statistiche adatte. In via di principio, a questi problemi si può infatti porre rimedio per mezzo di ricerche più approfondite. Ma l’analisi economica, e l’ideologia liberista che essa sostiene, sono inficiate da un’imperfezione di gran lunga più radicale e irrimediabile. Gli eventi economici e sociali, a differenza dei fatti di cui si occupano fisici e chimici, coinvolgono soggetti pensanti. E i soggetti pensanti possono modificare le regole dei sistemi economici e sociali per effetto di ciò che pensano di tali regole. Se si capisce questo principio, la pretesa di validità universale avanzata dalla teoria economica diventa insostenibile. Non si tratta di una semplice curiosità intellettuale. Se le forze economiche non sono irresistibili, e se le teorie economiche non hanno la validità scientifica – come non possono avere –, allora tutta l’ideologia del fondamentalismo del mercato crolla… “
C’è una frase stupenda di Soros alla Albert Einstein: “… Soltanto nella fase del crollo sovietico ho scoperto un errore nella mia teoria. Essa considerava società aperta e società chiusa in alternativa l’una all’altra. La dicotomia sarebbe potuta essere appropriata ai tempi della guerra fredda, quando due principi di organizzazione sociale diametralmente opposti si fronteggiavano in un conflitto
mortale, ma non risponde alle condizioni che si sono create con la fine della guerra fredda …”
Cottarelli è un campione della società chiusa. La Fallibilità radicale sta per vedere la luce nell’Occidente di Spengler, non prima del bagno di sangue della III guerra.
In Italia verrà Salvini, autobiografia della Nazione e massimo avversario della Opening Society.
di Alexander Bush


