Di Angelo Gazzaniga<\em>
il PNRR (cioè il Piano di Ricostruzione e Resilienza) è un piano ambiziosissimo per rilanciare l’Italia in alcuni punti essenziali per lo sviluppo utilizzando 190 miliardi di fondi concessi in parte a fondo perduto e in parte a tasso ridotto (ma comunque sempre da restituire) da parte della UE.
Si articola in 6 missioni principali (rivoluzione verde, digitale, infrastrutture, istruzione, coesione, salute) che dovrebbero dare uno slancio decisivo ai settori più problematici per lo sviluppo.
Ma a che punto siamo quando ormai il piano va verso la fine?
In tantissimi casi si è proceduto al contrario: invece di fare progetti attuabili e in grado di incidere veramente su certe criticità e poi provvedere ai finanziamenti, si è preferito fare progetti generici o fumosi, ottenere i finanziamenti e poi, a soldi ottenuti procedere “all’italiana”. Cioè finanziamenti a pioggia, iniziative funzionali a ottenere consenso o a spendere in qualche modo i soldi ormai in cassa.
Restano purtroppo i grandi problemi che frenano l’Italia.
La magistratura, la burocrazia, lo stragrande numero di leggi e regolamenti, il numero degli enti, una politica industriale inesistente.
Si sta perdendo un’occasione forse irripetibile di dare una scossa a tutto il Paese


