Di Angelo Gazzaniga<\em>
lo scorso anno il Governo ha impugnato il “golden power” nei confronti della scalata tentata da Unicredit sulla Popolare di Milano con uno scopo preciso: impedirne la fusione.
Il “golden power” è la possibilità data al Governo di intervenire quando esiste un pericolo per gli interessi nazionali. In questo caso la motivazione, abbastanza risibile, era che la scalata di una banca italiana con sede a Milano e amministratore italiano (Unicredit) a una banca italiana con sede a Milano e amministratore italiano (Banca Popolare di Milano) poteva far nascere una banca con azionariato prevalentemente straniero.
Contemporaneamente si andava a modificare la normativa per la presentazione delle liste per la nomina dei consigli di amministrazione delle società quotate: norme che favorivano il potere delle minoranze (ogni sospetto di norme atte a favorire gli “amici” Caltagirone e Millari che hanno partecipazioni di minoranza in Montepaschi, Mediobanca e Generali è fondato).
Risultato: adesso il Credit Agricole, banca francese controllata dalle banche regionali francesi e con dirigenza francese, ha preso una minoranza del 30% nella Banca popolare di Milano condizionandone la gestione e le scelte strategiche.
Ma tutto tace: forse che il controllo di una banca francese anziché di una italiana sia preferibile?


