Una legge sulle coppie gay: la politica italiana non può tirarsi indietro


Il parere di chi è favorevole alla legge sulle nozze gay

Come al solito la politica italiana, e in particolare la destra conservatrice e spesso clericale del Belpaese, arrivano con qualche anno di ritardo a quello che per il resto d’Europa è ormai la normalità. Ma come si dice: meglio tardi che mai!
Anche Silvio Berlusconi ha deciso di scendere in campo per le unioni civili definendole un traguardo ragionevole. C’è stato bisogno che la compagna, Francesca Pascale, insieme a Vittorio Feltri si iscrivessero all’arcigay per far riflettere l’ex Cavaliere su banali questioni di civiltà. Ma va bene, e un bell’applauso al leader forzista.
Del resto non si capisce perché in Germania le “partnership” omosessuali siano riconosciute dal 2001 e in Italia no. Sempre in Germania le unioni gay godono di tutti i diritti e i doveri previsti per i matrimoni eterosessuali, tranne le adozioni.
Non si capisce perché la Francia preveda le nozze gay e il nostro Paese no.
Non si capisce perché in Inghilterra le persone dello stesso sesso possano sposarsi e in Italia no.
Senza contare le legislazioni in merito di Spagna, Belgio, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca e Lussemburgo. Tutte queste prevedono una disciplina per le coppie di fatto eterosessuali e omosessuali mentre il nostro Paese, anche sotto questo punto di vista, preferisce collocarsi nel medioevo del diritto e non nel XXI secolo.
Detto ciò un invito: l’Europa va avanti, la Chiesa è meno ostile, ed è ora che anche i liberali italiani facciano la loro parte.

Renato Cantagalli

Sull'Autore

Renato Cantagalli

Renato Cantagalli è lo pseudonimo di un giornalista campano nato nel '79 in provincia di Caserta. Opinionista irriverente e unpolitically correct di Libertates ha collaborato con vari media occupandosi di politica. Il suo pensiero: dopo il superamento dei concetti di destra e sinistra, il liberalsocialismo è la strada sulla quale devono incamminarsi Italia ed Europa.

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