Tasse sul lavoro una riforma che non basta

angelo
Si parla ancora di ridurre le tasse sul lavoro, in modo da far ripartire finalmente l’economia. Ben vengano provvedimenti che taglino il cuneo fiscale e alleggeriscano la tassazione sui neo assunti: il costo del lavoro per le imprese (cioè quanto pagano complessivamente per ogni ora di lavoro) è tra i più alti in Europa, mentre gli stipendi effettivi (cioè quelli che finiscono nelle tasche dei lavoratori) sono tra i più bassi.
Però tutto questo non basta: un imprenditore può essere indotto dall’abolizione della tassazione sui neo-assunti a far emergere lavoratori in nero (anche se andrebbero aggiunte misure di condono per il passato) oppure ad assumere a tempo pieno lavoratori già a tempo parziale, d’accordo; però c’è da temere che alla fine per ogni lavoratore assunto a tempo pieno si finisca per licenziarne uno a tempo parziale (in base al principio: meglio non pagare le tasse per 1 a tempo pieno che pagarle per 2 a tempo parziale).
Da che mondo è mondo un imprenditore assume quando ha prospettive di sviluppo: si assume per aumentare la produzione, per migliorare la qualità dei prodotti, per battere la concorrenza, non per pagare meno tasse sui neo assunti.

Accanto alla riduzione sulle tasse per i neo assunti occorrerebbe invece anche:

  • semplificare le procedure e i passaggi burocratici che soffocano le iniziative delle imprese. Già trent’anni fa Guido Carli parlava di “lacci e lacciuoli” che soffocavano l’imprenditoria: da allora ben poco è stato fatto (normative complesse, spesso contraddittorie e in contrasto tra loro, rendono problematica e costosa l’attività di ogni impresa)
  • Semplificare le competenze e ridurre il numero di enti, ministeri che si occupano della stessa cosa. Durante questi anni si sono visti diversi ministeri per la semplificazione, la riduzione del numero delle leggi, la normalizzazione delle procedure, ma il risultato sembra per ora quello di aver creato un ministero nuovo… E’ certamente un’impresa titanica quella di sfoltire competenze, togliere attribuzioni (e quindi potere) alle diverse burocrazie, accorpare ministeri, ma è un’impresa indispensabile: continuiamo ad avere un numero di leggi triplo rispetto a quello della Germania…
  • Creare degli “sportelli per le aziende” che funzionino davvero: non altri uffici burocratici, ma luoghi dove un’azienda (specialmente in fase di apertura o di ristrutturazione) possa rivolgersi per avere tutte quelle informazioni, permessi, autorizzazioni, aiuti necessari avendo un contraltare unico, rapido ed efficiente. Non è un mistero che diverse ditte italiane si siano trasferite in Svizzera, anche perché là hanno trovato un referente per tutti gli adempimenti burocratici
  • Per ultimo (ma primo per importanza) risolvere il “credit crunch”: compito fondamentale delle banche dovrebbe essere quello di prestare soldi a chi ne ha bisogno. Le banche dovrebbero tornare ad essere (per usare una terminologia automobilistica) la “trasmissione” che unisce il “motore” (le imprese) alle “ruote” (i cittadini): raccogliere soldi da impiegare nelle imprese dovrebbe tornare ad essere il loro scopo essenziale. Ricevere finanziamenti a tasso bassissimo dalla BCE per acquistare BOT può essere un’attività utile a salvare i loro bilanci e a rafforzare le traballanti finanze statali, ma sicuramente non serve a far ripartire l’attività imprenditoriale che viene sempre più soffocata dalla mancanza di credito: senza finanziamenti le imprese non possono espandersi e quindi assumere: è un circolo vizioso e pericoloso. Se le banche non riescono (o possono) risolvere da sole questo problema occorre un intervento dello Stato: che si finanzino direttamente le imprese o si aiutino (o si costringano) le banche a ritornare alla vera funzione primaria: prestare soldi alle attività industriale, non alla finanza.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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