Stadio di Roma, si, no, ni


Ma per i politici è più importante avere un’idea, un’opinione o seguire quello che dicono gli elettori?

Non c’è dubbio che, sulla questione dello stadio di Roma, Grillo abbia dato un bell’esempio di come venga intesa oggi la politica: non importa quello che si crede o si pensa, ma quanto gli elettori (e i sondaggisti) vogliono sentirsi dire.
In 48 ore Grillo sulla questione dello stadio ha detto: “no” (perché così aveva promesso in campagna elettorale ai suoi elettori), “si” (per non perdere i voti dei romanisti), “forse” (lasciamo decidere ai nostri iscritti), “si, ma” (facciamolo ma da un’altra parte); alla fine ha prevalso l’idea di compromesso del “ni”: facciamolo ma con cubature ridotte.
Peccato che, ridotte le cubature da un milione a 600.000, abolite le torri, i costruttori, che non sono un’opera benefica, hanno parimente ridotto quanto si erano impegnati a costruire come oneri di urbanizzazione. Quindi niente ponte sul Tevere e soprattutto niente opere di regolazione idraulica.
Così il rischio principale, quello di essere costruito in un’area a rischio esondazione del Tevere, resta: il fiume può allagare l’area sia che vi siano costruiti un milione di metricubi, o mezzo milione o un metro solo.
Dopo tanti discorsi sullo sfacelo idrogeologico dell’Italia, sulla necessità di una regolazione severa e attenta dei rischi, ecco la solita soluzione all’italiana: facciamo finta di niente e speriamo nell’italico stellone!
Se Grillo vuole davvero cambiare l’Italia, lo dimostri con i fatti e non solo con le parole: occorre cambiare il modo di fare politica, non solo gli slogan

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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