Referendum confermativo, una carta da giocare

Sarà il caldo estivo, sarà la voglia di cambiare molte cose e in fretta, ma parlare di deficit di democrazia nel nostro Paese non fa mai male. In Italia non sempre Démos (ossia popolo) e cràtos (potere) hanno pieno riconoscimento. La loro unione, che dovrebbe essere indissolubile, viene degradata molte volte a semplice coppia di fatto. Un esempio? Durante le elezioni regionali gli elettori con il loro voto eleggono chi dovrà essere il “Governatore”. Bene. Quest’ultimo una volta eletto nomina la sua giunta e governa, se tutto va bene, per cinque anni. Ma durante il mandato chi giudica se sta guidando bene o male la Regione?
Il secondo comma dell’art. 126 della Costituzione stabilisce che il consiglio Regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti.
Praticamente i cittadini eleggono “il Governatore” ma poi a sfiduciarlo può essere solo il Consiglio regionale. Ciò vuol dire in pratica: io cittadino ti voto ma non posso sfiduciarti. E chi se ne frega se stai amministrando bene o male il mio territorio. Tanto ci rivediamo dopo cinque anni! La stessa logica vale anche per i Sindaci. I cittadini lo eleggono ma non possono mandarlo a casa se non a fine mandato.
Eppure il presidente della Regione e il Sindaco sono le figure istituzionali che dovrebbero essere più vicine al cittadino e seguire la logica: ti voto, tu governi e se durante il mandato deludi io posso mandarti a casa attraverso un referendum confermativo anziché aspettare che i giochi consiliari ti siano favorevoli o meno.
Ovviamente, per rendere ciò possibile occorrerebbe introdurre nel nostro ordinamento questo tipo di istituto.
Il discorso è invece molto più semplice per le province poiché queste andrebbero tutte abolite perché inutili e costose.
Non c’è bisogno dunque di scomodare il populismo demagogico di Beppe Grillo o di aspettare in eterno il rinnovamento di questi partiti e della loro classe dirigente per cercare di ridurre il deficit di democrazia in Italia. Basterebbe aprire una seria discussione su quanto da tempo affermano i Comitati: sempre più democrazia diretta con pieni poteri di controllo ai cittadini. Come dire, una democrazia “senza lacci e lacciuoli”!

Renato Cantagalli

Sull'Autore

Renato Cantagalli

Renato Cantagalli è lo pseudonimo di un giornalista campano nato nel '79 in provincia di Caserta. Opinionista irriverente e unpolitically correct di Libertates ha collaborato con vari media occupandosi di politica. Il suo pensiero: dopo il superamento dei concetti di destra e sinistra, il liberalsocialismo è la strada sulla quale devono incamminarsi Italia ed Europa.

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