Quando la lotta alla corruzione diventa giustizialismo

angelo
La lotta alla corruzione è essenziale per far ripartire l’Italia. Ma va fatta con provvedimenti efficaci, non con il giustizialismo

Che la lotta alla corruzione debba (o meglio dovrebbe) essere uno dei punti qualificanti dell’attività di ogni governo in Italia è fuori di dubbio.
Grazie alla corruzione l’Italia perde credibilità all’estero, è un campione di spreco e inefficienza, il sommerso aumenta sempre più, e via dicendo…
Ed è anche comprensibile che, sull’onda dell’indignazione e dell’anti-politica dilagante, si approvino misure apparentemente draconiane e di immediato impatto.
Ma il rischio di tutto questo è di scivolare proprio noi, il Paese del diritto romano e di Beccaria, nel giustizialismo fine a se stesso, nelle misure volte più a soddisfare l’opinione pubblica che a risolvere davvero il problema.
Infatti:

  • si inaspriscono le pene, ma siamo in un certo senso alle famose “grida” manzoniane: alziamo le pene, tanto alla fine del giudizio non arriva praticamente nessuno
  • si prevede anche il carcere per chi patteggia: ma il patteggiamento era stato introdotto proprio per velocizzare e semplificare il processo, ma così la tentazione di andare al processo regolare fidando nei tempi lunghi e nella prescrizione aumenta, tanto si finisce lo stesso in carcere.
  • si ipotizza di togliere la prescrizione per questi reati: ma la prescrizione è una delle principali difese dell’imputato contro la lunghezza dei processi: ogni cittadino ha diritto ad un processo giusto e in tempi certi, non a passare la vita con la spada di Damocle di una possibile condanna. Occorre rendere più veloce la giustizia, non aumentare la prescrizione, altrimenti si fa come quelli che per far arrivare i treni in orario allungano i tempi di percorrenza anziché rendere più efficienti le ferrovie
  • si introduce l’istituto della “denuncia del cittadino”: in pratica il sistema della delazione, ovviamente anonima. Un ritorno al sistema in auge quando si parlava di sudditi e non di cittadini e ancora in vigore negli stati totalitari

Per ridurre davvero la corruzione occorre invece, secondo Libertates, semplificare e snellire la burocrazia, ridurre il numero e la complessità, anche linguistica, delle leggi, eliminare enti e passaggi inutili, rendere la magistratura efficiente e veloce, utilizzare un bilancio statale che sia intellegibile a tutti, introdurre un vero federalismo e una legge elettorale che permettano al cittadino di controllare e valutare l’agire dei politici.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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