Primarie: una vittoria della democrazia (diretta)

Non si può non sostenere che le primarie del Pd non siano state un successo.

Infatti nonostante che:

  • il sistema per votare fosse di una complessità unica
  • ci fossero code ai seggi
  • le primarie siano fondamentali in un sistema maggioritario quale quello americano
  • non si capisse se fossero primarie di partito o di coalizione (quale coalizione?)
  • si limitassero a indicare il leader potenziale della coalizione. Infatti il Presidente del Pd (la Bindi) si è affrettata a precisare che queste primarie sono un’indicazione del leader in quanto la scelta dei candidati sarà riservata al partito

il fatto che quasi il 10% del corpo elettorale (e quindi quasi il 30% del Pd) abbia partecipato indica inequivocabilmente una cosa: non è vero che gli elettori si rivolgano al voto di protesta (astensionismo o grillini) perché ritengono finito il sistema dei partiti: ritengono finito questo sistema di partiti: autoreferenziali, chiusi in caste di privilegiati in cui le scelte dei candidati vengono effettuate nelle stanze del potere in base a criteri di fedeltà, scambio di favori o peggio.

È stato sufficiente un (pallido) esempio di democrazia diretta perché gli elettori andassero in massa a scegliere il proprio candidato.
Il cittadino si sente partecipe della vita politica (e quindi della vita del proprio Paese) solo se
può scegliere il proprio candidato, votare il programma che presenta, giudicare come il rappresentante che ha scelto si è comportato: questo si può ottenere solo con un sistema maggioritario a collegi uninominali con primarie obbligatorie e garantite (vedi il nostro volume “Maledetta proporzionale”).

Per poter essere tutti noi più cittadini e meno sudditi

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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