Pirelli: un caso di “mercato libero” e non di “libero mercato”

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Da sempre i Comitati insistono sulla necessità (tutt’altro che linguistica) di differenziare il concetto di “libero mercato” (caratterizzato da trasparenza, concorrenza e regolato da paletti) da quello di “mercato libero”(dominato dalla legge del più forte, spesso del più furbo, a volte del più delinquente).

Un esempio ci è dato dagli ultimi sviluppi della vicenda Pirelli.
– Tronchetti Provera ne è il “dominus” da vent’anni (sommando le cariche di presidente e amministratore delegato) e la controlla con circa il 2% di azioni grazie a tutto un sistema (tipicamente italiano) di “scatole cinesi” (cioè di società che non possiedono nulla se non il controllo di un’altra società)
– Non si può proprio affermare che in questi anni la società sia passata di successo in successo: ai tempi del tentativo di scalata alla Continental le due società erano all’incirca di uguali dimensioni. Ora la Continental è quattro volte la Pirelli.
La Pirelli ha vissuto le avventure della telefonia (Telecom) e degli immobili (Pirelli Estate e Prelios) da cui è uscita solo grazie all’aiuto delle banche che ne hanno impedito il collasso
– Pirelli è stata invischiata in storie poco chiare di spionaggio interno ed esterno
– È stata ceduta la Pirelli Cavi per esigenze di cassa. Ora è la prima industria mondiale nel settore in espansione dei cavi a fibre ottiche
– In questi ultimi tempi si era presentata la necessità di liquidare i soci genovesi Malacalza che apparivano sempre più intenzionati a sfilare il controllo dell’unico vero boccone esistente (la Pirelli) a Tronchetti Provera.

Che cosa è successo?

Per evitare questo e per permettere a Tronchetti Provera di rimanere ancora almeno quattro anni alla guida della Pirelli le principali banche italiane hanno prestato ad una “scatola cinese” (la Camfin) che non è neppure quotata in borsa e che ha come unico cespite le azioni Pirelli qualcosa come 273 milioni di euro.
Quelle stesse banche che stanno strozzando migliaia di piccole e medie imprese negando loro fidi e finanziamenti anche per poche decine di migliaia di euro.
Con ciò si salva il potere di un manager importante (e dalle ottime relazioni) e si distruggono posti di lavoro mettendo in gravissime difficoltà migliaia di cittadini che hanno la sola colpa di aver lavorato onestamente e in silenzio.
E non ci si dica che queste sono le leggi del mercato: sono le non-leggi di quel “mercato libero” che non vorremmo più vedere.

Come fare per evitarlo?:
Tanto per cominciare si potrebbero utilizzare gli strumenti di controllo che esistono: in tutta questa storia il silenzio più assoluto è stato quello della Consob, cioè l’authority preposta al controllo delle società quotate in borsa.
Si potrebbero mettere vincoli più rigidi e controlli più severi sull’attività delle banche: investire in finanza, in “scatole cinesi” dovrebbe essere sì possibile, ma solo se esiste un pari finanziamento alle piccole imprese e agli artigiani; oppure essere soggetto a tassazione diversa.
Non mancano certo i sistemi o i mezzi per un controllo (che in altri casi, vedi Basilea 3, è molto stringente), manca la volontà di creare un vero “libero mercato”.

Angelo Gazzaniga

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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