Perché non abbiamo partecipato alla campagna elettorale

Angelo
Noi Comitati per le Libertà avremmo voluto partecipare alla campagna elettorale come semplici cittadini perché riteniamo che il fare politica sia non solo un diritto ma anche un dovere per tutti noi.
Avremmo voluto chiedere ai vari candidati un impegno verso quelle che sono le nostre richieste di democrazia diretta:

  • una legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere il proprio candidato, eleggerlo e giudicarlo alla fine del mandato (per noi il sistema migliore sarebbe quello uninominale maggioritario con primarie certificate e garantite [vedi il nostro “Maledetta proporzionale”])
  • un federalismo vero che permetta ai cittadini di decidere quante tasse pagare, come pagarle e per cosa pagarle, e di controllare a fine mandato come sono state utilizzate (vedi “Contro gli statosauri”)
  • una magistratura che funzioni e che sia al servizio dei cittadini e non di movimenti politici o della casta dei magistrati (vedi “Terzo strapotere”)
  • un libero marcato (e non un mercato libero) basato sulla concorrenza e sulla trasparenza con vincoli e paletti chiari e validi per tutti
  • il rispetto di quelle libertà che riteniamo fondamentali per un cittadino che vive in uno stato democratico: dalla libertà di lavoro, di studio alla libertà di credere e di sapere.

Ma questo è stato impossibile: in questi ultimi mesi c’è stato un diluvio di dichiarazioni, interventi, interviste (con giornalisti spesso complici), manifesti, eventi ma mai la possibilità per i cittadini di fare una cosa, anzi la cosa, fondamentale: incontrare i candidati, chiedere lumi, interrogarli su quelle che sono le loro promesse e i loro impegni elettorali.
I cittadini secondo il concetto di democrazia dei nostri politici debbono ascoltare, magari applaudire, votare ma mai chiedere: rimanere dei sudditi silenti e passivi, non dei cittadini che sono, in fin dei conti, i veri protagonisti della politica.
Eppure questo atteggiamento (il considerare i cittadini parte fondamentale e attiva di una campagna elettorale) non è affatto una stranezza o un’illusione dei Comitati per le Libertà: è un sistema regolarmente applicato in democrazie compiute e storiche quali quelle anglosassoni: in ogni campagna elettorale americana o nord europea gli incontri dei candidati con gli elettori ne sono parte essenziale.

Non è questo probabilmente solo un deficit della democrazia italiana: è il risultato di una legge elettorale e di una partitocrazia che porta un gran numero di elettori ad astenersi dal voto o a votar per protesta partiti che promettono di scardinare il sistema.
Ricordiamo le prime elezioni dopo Tangentopoli: fatte con il sistema maggioritario e con candidati nuovi che si confrontavano con gli elettori hanno suscitato una partecipazione alla campagna elettorale e una percentuale di votanti da record.

Angelo Gazzaniga
Portavoce dei Comitati per le Libertà

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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