Perché l’anaffettività fa bene

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L’anaffetività, cioè la freddezza emotiva, dovrebbe essere una dote per un politico: in Italia invece…

In una bellissima conversazione avvenuta nel mese di giugno con l’avvocato Laura Gilli, capo ufficio legale della Aster, il sottoscritto ha maturato la seguente convinzione cui aveva già in parte aderito da tempo: senza saperlo, il geniale psicanalista lacaniano Massimo Recalcati -nella “Critica della ragion empatica” versus Daniel Goleman in “Intelligenza emotiva”- ha parlato della disastrosa fallimentarità dell’empatia e/o dell’affettività catto-comunista come metodo di risoluzione delle controversie politiche, nel feticismo dell’art.18 firmato Massimo D’Alema e, più in generale, della sinistra italiana la quale si sarebbe avvicinata troppo “affettivamente” all’opinione pubblica italiana dalla Prima alla Terza Repubblica, nel quadro di una malsana ideologia solidaristica (cristallizzeremo le garanzie dei diritti sociali nel nome della Costituzione perché siamo “empaticamente” vicini al lavoratore e “contro il padrone”, D’Alema dixit). E’ populismo cattivo, sfruttato con il cinismo del “centralismo democratico” post-Togliatti.
Citare l’ottimo Recalcati è d’obbligo:“…è assai difficile immaginare che un chirurgo possa operare una persona a lui molto cara: la freddezza necessaria al proprio mestiere sarebbe ostacolata dall’intensità del legame affettivo con il paziente. Un eccesso di empatia sopprimerebbe quella quota necessaria di distanza che si impone nella pratica chirurgica…La democrazia è, in questo senso, anti-empatica per definizione”:se è ultra-garantista diventa privilegiaria, e un surplus di garanzie uccide la crescita stessa della collettività cronicizzando la disoccupazione di massa, come oggi purtroppo accade. Continua Recalcati nella durezza necessaria della chiave di lettura psicoanaliticamente lacaniana:“Non a caso Lacan ha fatto della critica all’empatia un motivo costante del suo insegnamento” freudianamente e – ci sia consentito con un po’ di perentorietà – liberisticamente. In antitesi radicale alla “mano invisibile” teorizzata con grande successo dall’economista scozzese Adamo Smith, infatti, scrive il massimo interprete in Italia della scuola di Francoforte, “L’elogio sperticato dell’empatia come capacità di immedesimazione all’altro, vorrebbe invece attenuare la solitudine della nostra singolarità rendendoci tutti più simili”, e uccidendo dunque il principio della meritocrazia sociale che è l’abc della democrazia vera e funzionante. No al transfert emotivo tra politica e masse.
Che cosa dovrebbe dichiarare un leader affettivamente anaffettivo, oggi, nell’agorà della politica italiana contestualmente ad una spirale deflazionista senza fine della nostra economia? Sottoscrivere tout court le parole di Federico Fubini su Affari e Finanza in netta contrapposizione alla demagogica “empatia anti-razionale” a Cinque Stelle del caudillo Beppe Grillo:“L’Fmi mostra che le fondazioni sono ancora molto influenti sulle banche, e certo le hanno aiutate ad attraversare la crisi…Questi enti, accusa l’Fmi, sono dominati dai politici, con il 47% dei loro consigli eletto dalle amministrazioni locali. Sono soggetti a conflitti d’interesse. Le fondazioni non sono costrette a pubblicare conti certificati, non hanno limiti sul loro indebitamento e sono sottoposte a una vigilanza debole: una sentenza della Corte costituzionale del 2003 limita i poteri di controllo del Tesoro e questo vuoto da allora non è mai stato colmato. Gli ex sindaci dell’Italia centrale che oggi sono a Palazzo Chigi di questi problemi hanno una conoscenza di prima mano. Dovrebbero occuparsene”.
La verità è che nel contesto attuale la freddezza emotiva di Smith e Lacan sarebbe di sinistra in Italia. Il sentimentalismo di Landini e D’Alema, invece, aggrava i problemi.

Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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