Perché chiediamo il presidenzialismo

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I risultati delle ultime elezioni italiane hanno decretato la fine della Seconda Repubblica, e del suo bipolarismo isterico: Pdl e Pd hanno perso milioni di voti in favore di Grillo. Ma anche il tentativo neo-centrista di Monti, pur fallito strategicamente, ha contribuito a togliere spazio ai due partiti maggiori, rendendo impossibile al Senato qualsiasi ragionevole maggioranza (e anche alla Camera, non fosse stato per il premio alla colazione prima classificata, si sarebbe piombati diritti nell’ingovernabilità). I mini-partiti dell’ultima ora, poi, hanno avuto esito alterno, ma anch’essi hanno comunque contribuito a frammentare il parlamento: disastroso fra tutti il narcisistico drappello di Giannino, il quale in nome della “destra che non c’è” ha tolto la vittoria al centro-destra e favorito il trasformismo bersanian-grillino e i suoi giri di valzer post-elettorali.
La morale della favola è amara, quanto può esserlo però una medicina: occorre un cambio istituzionale, una Terza Repubblica. Ed essa non può che fondarsi, secondo i Comitati per le Libertà, sul presidenzialismo: cioè su un Capo dello Stato eletto direttamente dal popolo.
Perché questa affermazione? Perché, come si è visto, in presenza di un forte deterioramento dell’immagine dei partiti (incapaci di aprirsi davvero alle primarie) e della politica in generale (scandalosamente arroccata sui suoi privilegi e finanziamenti) il voto popolare finisce per esplodere in mille direzioni: e allora nemmeno un sistema maggioritario a un turno secco (che noi continuiamo naturalmente a sostenere) riesce più a garantire una maggioranza, con un vincitore e uno sconfitto sicuri. Scocca così, come stiamo vedendo, l’ora dei partiti caotici e personalistici: né un governo forte, né una maggioranza parlamentare in grado di sostenerlo sono all’orizzonte.
Ecco perché soltanto un presidente della Repubblica eletto separatamente dal parlamento e capo dell’esecutivo – come quello americano – può confrontarsi autorevolmente con le Camere, proporre un piano d’azione, battersi davanti al Paese sui grandi provvedimenti da adottare.
Soltanto un Capo dello Stato abbastanza carismatico da ottenere il consenso della maggioranza dei cittadini può essere la risposta all’ingovernabilità di oggi.

Gaston Beuk

Sull'Autore

Gaston Beuk

Gaston Beuk è lo pseudonimo di un noto giornalista e scrittore dalmata. Si definisce liberale in economia, conservatore nei valori, riformista nel metodo, democratico nei rapporti fra cittadino e politica, federalista nella concezione dello Stato e libertario dal punto di vista dei diritti individuali.

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