Pdl, le primarie che vogliamo

E alla fine, se il nuovo giro di valzer di Silvio Berlusconi non manderà tutto all’aria, ci sanno le primarie per il Popolo della libertá.
Troppo tardi? Appena in tempo, probabilmente, per fermare la disintegrazione del partito; nella migliore delle ipotesi, questa è l’ultima occasione per rilanciarlo. Nonostante gli inviti ripetuti di chi, come i nostri Comitati, aveva sollecitato il partito berlusconiano ad agire prima, trasformando la plastica organizzativa in carne ed ossa di militanza, si é preferito aspettare fino all’ultimo, quando ormai la parabola del Cavaliere si era conclusa, prima di agire.
Adesso, l’importante é non sbagliare con le primarie ¬ e non rinunciare ad esse in nessun caso per non compromettere l’ultima occasione. Dunque: le primarie devono essere aperte, cioé devono poter votare tutti gli iscritti agli albi speciali che il partito avrá il dovere di redigere, in modo che non ci siano trucchi e furbizie da signori delle tessere. Le candidature dovranno essere anch’esse aperte a chiunque sia in grado di raccogliere un numero sufficiente di firme di cittadini in tutti i collegi del territorio, oppure in maniera significativa fra gli iscritti, o ancora fra i parlamentari o i consiglieri degli enti locali. Il sistema di voto dev’essere a turno unico, evitando il ballottaggio inventato dall’apparato del Pd per favorire Bersani nella sua battaglia contro Renzi, (in modo da far convergere in occasione dello spareggio tutti i voti della nomenklatura sul candidato ufficiale). E comunque questo voto dev’essere distribuito su piú date e collegi differenti, in modo da consentire a tutti i candidati, anche a quelli non d’apparato e privi di grandi disponibilità economiche, di farsi conoscere e crescere progressivamente tra i propri elettori potenziali. (Un turno elettorale unico, del tipo o prendere o lasciare, determina un vantaggio ovvio per il candidato d’ufficio).
Infine, il punto piú importante: le primarie devono essere di partito, e non di coalizione. Queste ultime trasformano la competizione da confronto tra persone a scontro fra organizzazioni di partiti, con l’effetto di valorizzare le bandiere e non le capacitâ dei candìdati.
Non comprendere tutto questo, vuol dire preparare il fallimento della consultazione e far perdere al Pdl la sua ultima grande occasione. Si deve riuscire cioè a trasformare il vecchio apparato personale di Berlusconi in partito liberal-conservatore-riformista-libertario di massa.
Per cui auguri, vecchio-nuovo Pdl: se le tue primarie saranno vere, finalmente non potremo, noi dei Comitati, non rallegrarci per la nascita di un partito moderno, aperto alle istanze dei cittadini e degli iscritti.

Gaston Beuk

Sull'Autore

Gaston Beuk

Gaston Beuk è lo pseudonimo di un noto giornalista e scrittore dalmata. Si definisce liberale in economia, conservatore nei valori, riformista nel metodo, democratico nei rapporti fra cittadino e politica, federalista nella concezione dello Stato e libertario dal punto di vista dei diritti individuali.

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