Non dimenticate il grande Florenskij


il drammatico ricordo di uno dei maggiori intellettuali russi vittima dello stalinismo

Povero Padre Florenskij, è mancato poco che Ti facessero morire in viaggio “nel nord della Russia”, o “nel nord del paese”, e nel “1943”, come racconta la disinformacija della “Enciclopedia Garzanti di Filosofia”, la “Garzantina”, del 1981 ( pp. 317-318); anziché elevare un monumento al ricordo, dopo la prigionia e la deportazione subìte nel Gulag delle Solovki, con fucilazione dell’ 8 dicembre 1937 ( il giorno dell’Immacolata !), nonostante il Carteggio testimoniale “Non dimenticatemi !” ( ed. it., Mondadori, Milano 2000 ). “Nella terribile notte dell’ 8 dicembre 1937, una delle tante notti della ragione e dello spirito che hanno ottenebrato la storia del Novecento, cinquecento furono i colpi di fucile che rimbombarono nel gelido silenzio dei boschi, nei dintorni di Leningrado e che posero fine alla vita di atrettanti detenuti, appena giunti dal lager delle isole Solovki, macilenti, stremati dopo cinque giorni di viaggio sui vagoni della morte. Nel mesto e disperato corteo di questi incatenati accompagnati al patibolo da una folta e spietata scorta poliziesca, lungo uno dei tanti agghiaccianti sentieri dell’ ‘Arcipelago Gulag’, sembra risplendere ancora nella notte oscura il volto sfigurato di padre Pavel Florenskij, una delle personalità più stupefacenti della cultura e della spiritualità russa del XX secolo” ( Natalino Valentini ). L’autore, oltre che della vertiginosa Colonna e il fondamento della verità, dei saggi sull’ Icona, Il potere magico della parola, l’ Amleto di Shakespeare riguardato sotto l’aspetto religioso, estetologo e matematico insigne, lo studioso dello spazio-tempo e teologo che tanto piaceva al ‘filosofo’ Karol Woytila, all’insegna di un approfondito dialogo interreligioso, non merita la “dimenticanza” né la sofistica damnatio memoriae. L’archetipo della “quaternità” è ponte ermeneutico per noi: tutto il plesso di “ritmo ternario” e “ritmo quaternario”, squadernato dalla interpretazione della ‘Sophia’, serba potenza straodinaria, sia retrospettivamente, e cioè verso le “cinque vie” di San Tommaso ( riadducibili a “quattro” ), che prospetticamente, in direzione della psicologia analitica di Carl Gustav Jung, del passaggio dalla alchimia alla filosofia e alla religione, come della sistematica spirituale della modernità ( filosofie dei valori; ‘vita e forme’; Joyce e Croce e Antoni).
La “memoria” dei tanti perseguitati e oppressi dalle leggi razziali e dalla Shoah ( da cui siam partiti) si ricongiunge, alla fine, con la “memoria” del nitido cristallo delle opere e delle lettere di Pavel Florenskij: “Signore, perdona loro, perché sanno quello che fanno”.

di Giuseppe Brescia

Sull'Autore

Giuseppe Brescia

Filosofo storico e critico, medaglia d'oro del MIUR, Premio Pannunzio 2013 e Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica,Componente dei Comitati per le Libertà, ha procurato di innestare storicismo epistemologia ed ermeneutica. Dopo la fase filologica('La Poetica di Aristotele','Croce inedito' del 1984 ),ha espresso un sistema in quattro parti: 'Antropologia come dialettica delle passioni e prospettiva', 'Epistemologia come logica dei modi categoriali', 'Cosmologia', 'Teoria della Tetrade', 1999-2002).Per Albatros ha pubblicato il commento alla lezione di Popper in'Maledetta proporzionale' (2009,2013);'Massa non massa.I quattro discorsi europei di Giovanni Malagodi'(2011);'Il vivente originario'(saggio sulla filosofia di Schelling, con prefazione di Franco Bosio, Milano 2013); 'Tempo e Idee. Sapienza dei secoli e reinterpretazioni', con prefazione di Bosio (2015).I temi del tempo e del 'mondo della vita' si intrecciano con le attualizzazioni del 'male', da '1994'.Critica della ragione sofistica (1997), 'Orwell e Hayek', 'Ipotesi su Pico'(2000 e 2002) sino al recente'I conti con il male.Ontologia e gnoseologia del male'(Bari 2015).E' Presidente della Libera Università 'G.B.Vico' di Andria

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