Memento Gulag, l’altra metà della memoria

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Ma che paese è mai quello che coltiva soltanto una metà della propria memoria? E che celebra il sacrificio tragico delle vittime del nazionalsocialismo lasciando nell’ombra quelle provocate dal suo gemello totalitario, il comunismo bolscevico?

Che senso ha riempire le pagine di libri, quotidiani, riviste, telegiornali, giornali radio e siti web con le cifre e i racconti dell’Olocausto, trascurando di ricordare che la liberazione di Auschwitz (da cui la data del 27 gennaio come Giorno della Memoria) avvenne per mano dell’Armata Rossa, i cui crimini (e quelli dei suoi responsabili) non sono mai stati sottoposti ad alcun tribunale di Norimberga?. E perché mai non si vuole ricordare che un altro Lager nazista, quello di Buchenwald, venne utilizzato dai sovietici, dopo la guerra, per imprigionarci i loro nemici da eliminare? Ha un senso parlare dei milioni di ebrei, omosessuali, zingari, militari e avversari di Hitler trucidati nelle camere a gas, e dimenticare le vittime dello Holodomor ucraino, dei Gulag siberiani, delle Isole Calve jugoslave, delle Pitesti romene, dei campi della morte vietnamiti e cambogiani, delle rivoluzioni culturali cinesi? Forse che i 30, 80 e 200 milioni di vittime del comunismo (la cifra precisa non si può calcolare, giacché nessuno ormai può andarsene in giro a contare le tombe) valgono meno di quelle del nazionalsocialismo?
La verità è che il conformismo mentale, quando non sia una vera e propria connivenza, impedisce di vedere e cuce le labbra. Che fine ha fatto il Giorno della Libertà istituito con la legge n. 61 del 15 aprile 2005 dal parlamento italiano, e che avrebbe dovuto ricordare la caduta del Muro di Berlino? Dopo lo spot propagandistico, è caduto il silenzio.
Ma questo non vale per noi di Libertates. Abbiamo promosso, nel 2006, il Memento Gulag, giornata da celebrare ogni 7 novembre in memoria delle vittime di ogni totalitarismo. A Berlino, non molti anni fa, oltre al presidente del Bundestag tedesco, fu presente con un discorso vibrante il futuro Presidente della repubblica italiana Giorgio Napolitano. Da allora noi continuiamo e proporre quella data, parallelamente al 27 gennaio, come l’altra metà della Memoria, degna di essere celebrata da tutti gli uomini davvero liberi.

Dario Fertilio

Sull'Autore

Dario Fertilio

Dario Fertilio (1949) discende da una famiglia di origine dalmata e vive a Milano. Giornalista e scrittore, presiede l’associazione Libertates che afferma i valori della democrazia liberale e i diritti umani. Estraneo a ogni forma di consorteria intellettuale e di pensiero politicamente corretto, sperimenta diverse forme espressive alternando articoli su vari giornali, narrativa e saggistica. Tra i suoi libri più noti, la raccolta di racconti “La morte rossa”, il saggio “Le notizie del diavolo” e il romanzo storico “L’ultima notte dei Fratelli Cervi”, vincitore del Premio Acqui Storia 2013. Predilige i temi della ribellione al potere ingiusto, della libertà di amare e comunicare, e il rapporto con il sacro.

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