Martin Scorsese e Massimo Recalcati nell’antropologia di Wall Street

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Secondo l’impostazione dello psicanalista lacaniano Massimo Recalcati un tratto distintivo del giocatore di Wall Street-quello, per intenderci, al centro del capolavoro cinematografico firmato dal regista-sociologo Martin Scorsese in tutta la sua passionalità ossessiva-, è la sindrome della castrazione. Si tratterebbe di una patologia consistente nel godimento iper-edonisticamente illimitato del piacere. Il piacere quale unica ideologia o post-ideologia elevata a paradigma totalitario della “ragion d’essere” e/o dei rapporti sociali.
Il godimento illimitato è colto da Recalcati e (attraverso la lente d’ingrandimento cinematografica) dal-lacaniano a sua insaputa-Scorsese in una pulsione nichilistica di morte, che si traduce nello svuotamento borderline della psico-fenomenologia dell’istantaneità:il denaro come orizzonte ontologico, accompagnato dall’assunzione di potenti psicotropi stimolatori-morfina, cocaina, anfetamine e farmaci allucinogeni di prima e ultima generazione-quali epifenomeni dell’assassinio del Padre:la Legge.
Autorità necessariamente paterna e moderatamente paternalistica evaporata nel contesto della frammentazione delle ideologie, alla cui scomparsa l’“enfant prodige” italiano della Scuola di Francoforte di Jacques Lacan collega l’autodistruttività regressiva infantile del “massimalismo soggettivista” delineatosi a partire dagli anni Settanta. E’ una mutazione antropologica della società civile deideologizzata e finanziarizzata, sostiene Recalcati, di cui Pier Paolo Pasolini seppe cogliere in anticipo l’incipit: “L’anti-Edipo di Deleuze e Guattari e una certa esaltazione macchinica del corpo pulsione vanno indubbiamente in questa direzione. Senza considerare però la forte collusione con il discorso del capitalista, il quale, a sua volta, offre una rappresentazione macchinica del corpo pulsione:il corpo che gode senza tener conto della castrazione è il corpo sadico, il corpo perverso, il corpo che non conosce l’esperienza del limite, il corpo che fa dell’Altro uno strumento del suo stesso godimento, il corpo dell’antiamore, del godimento acefalo. Ciò che conta non è l’asservimento edipico all’Ideale ma il godimento che vuole se stesso…E’ questa la faccia superegoica del discorso del capitalista che Lacan mette in luce…”.Il film di Scorsese è paradossalmente nella sua mera descrizione fattuale dell’“illusione finanziaria”-quale decapitazione dell’autorità paterna della Legge versus il totalitarismo del desiderio-una spietata denuncia di questa società cocainica.

Alex Bush
regista, autore di “L’utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri” sul caso Calvi

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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