Mani Pulite da Cosa Nostra

Bush
Mani Pulite ha preso inizio dalla caduta del Muro di Berlino?

Diceva Victor Hugo che “il diavolo si nasconde nei dettagli”. E dunque, il sottoscritto è andato a ripescare nel proprio archivio un bellissimo editoriale risalente al 13 giugno 1998 a firma del liberale a 24 carati Indro Montanelli su Mani Pulite, dal titolo stimolante “Il muro italiano e Mani Pulite”. Perché Indro era un titolista nato, prosatore ineguagliabile, il maestro dei paradossi per antonomasia:“Come se quelli di fabbricazione nazionale non bastassero, temo che sia in arrivo tra noi un altro Grande Vecchio made in Usa. Me ne ha annunziato l’invio uno dei due genitori, Stanton Burnett (l’altro è l’italiano Luca Mantovani), uno studioso attento e bene informato, che ha le carte in regola per interloquire nelle cose nostre. E’ stato lungo tempo a Roma come consigliere dell’ambasciatore Rabb, conosce bene la nostra lingua, e io trovavo sempre in lui un interlocutore molto bene informato. Il risultato della sua collaborazione con Mantovani è un saggio dall’ammiccante titolo “La ghigliottina italiana”, che non ho ancora letto, ma di cui conosco la tesi centrale. Che è questa. L’operazione Mani Pulite sarebbe, o sarebbe stata, un nuovissimo (ora si dice “postmoderno”) colpo di Stato surrettiziamente ordito da un pugno di magistrati, agli ordini di alcuni potentati economici (ecco il Grande Vecchio, o meglio “L’Innominato”), e sostenuto dai media al loro servizio. Sono sicuro che questa tesi sarà molto ben argomentata dai due autori, puntellata con dovizia di dati e di particolari, e che piacerà anche a molti lettori italiani. Piacerebbe anche a me, se mi convincesse. Ma non mi convince. Perché, a mio modo di vedere, ciò che mise in moto la macchina di Mani Pulite, e ne costituì il propellente, fu tutt’altra cosa. Fu il crollo del Muro di Berlino. Fino a quel momento l’Italia non poteva concedersi il lusso di mettere sotto processo la classe politica che faceva capo alla Democrazia Cristiana perché l’unica alternativa era quella comunista. Ma il Paese subiva questa scelta obbligata come un’ingessatura da cui non vedeva l’ora di essere liberato. Ecco cosa ci fu dietro Borrelli e i suoi colleghi della Procura di Milano. Non manovre, o cospirazioni, o tentativi di golpe. Ma soltanto il crollo di quel Muro che liberò gl’italiani dalla paura e sciolse le mani anche alla Giustizia. Il resto è dietrologia”.
Non proprio, intramontabile Indro:il diavolo è nei dettagli… Se si legge la requisitoria del pm Ingroia al processo Dell’Utri, apprezzata dalla Cassazione, si scopre infatti pena ogni dietrologia che “…fu il crollo del Muro di Berlino a giustificare la fine della collaborazione storica (da parte del sistema politico, ndr) alla grande criminalità” organizzata. Tradotto:se la mafia attraverso il finanziamento di Solidarnosc contribuì al picconamento del Muro di Berlino, il suo crollo così avvenuto sciolse le mani alla Giustizia che-per “disgrazia ricevuta”-ebbe le mani libere come non era accaduto nei precedenti cinquant’anni, e-toh!, guarda la coincidenza-fu inquinata in corso d’opera dalla P2 (vedi le carte giudiziarie inviate dalla Procura di Palermo al gup Morosini) nel processo “Conto Protezione” per rimuovere per via giudiziaria Claudio Martelli che dava troppo fastidio a Cosa Nostra, e spianare la strada allo sdoganamento istituzionale del “papello”, il programma giudiziario di Totò Riina.
Mani Pulite? Sì, ma per disgrazia ricevuta.
Antonio Di Pietro è stato l’“utilizzatore finale” del gioco grande del potere ante-’89, quello dei Corleonesi che “puzzano di stallatico e parlano l’italiano in maniera sgrammaticata” (Scarpinato docet) scaricati sull’altare della (s) ragion di Stato.
Scatta l’ora legale. E’ panico tra i dipietristi.

Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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