Libertà di ricerca per gli OGM

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Ma perché quando si parla di scienza non si intervistano gli scienziati? Ecco cosa succede per gli OGM

Libertà di ricerca per gli Ogm. Questo il grido di dolore di Elena Cattaneo, senatore della repubblica e ricercatrice di fama internazionale, diretto al governo e ai ministri della Ricerca e delle Politiche agricole per impedire che il nostro paese finisca su un binario morto percorrendo un cammino senza ritorno all’insegna della paura e di un assurdo principio di precauzione che tanti danni ha già inflitto al nostro paese.
In una recente trasmissione televisiva, contestata dai soliti benpensanti fanatici sostenitori del suffisso BIO, si è finalmente levato il velo di ipocrisia sul tema delle biotecnologie e degli organismi geneticamente modificati. Finalmente si è restituita la parola ai competenti dopo averla affidata per troppo tempo a ciarlatani e mitomani. Come diceva Edoardo Amaldi, chissà come mai quando si discute di calcio si intervistano arbitri, commissari tecnici, calciatori; quando si deve parlare di scienza e di ricerca si invitano soubrette, comici, e ballerine.
L’appello accorato lanciato dalla ricercatrice e da suoi colleghi vuole porre in essere liberamente e in campo aperto ricerche sugli OGM, organismi geneticamente modificati, che i nostri governanti ignoranti e demagoghi considerano a torto come un pericolo per la nostra salute e per la salvaguardia di una non ben definita biodiversità agroalimentare. Facendo finta di non sapere che noi stessi consumiamo, e non da oggi, direttamente o indirettamente cibi geneticamente modificati il cui significato non è quello spregiativo e in odore di stregoneria che i nostri governanti vogliono contrabbandare. Facendo leva sull’emotività e con un’arroganza direttamente derivata dall’ignoranza e senza preoccuparsi di documentarsi a dovere, per spiegare – questo sì- ai cittadini cosa è e cosa significa un OGM. Senza prendere in considerazione i risultati di ricerche documentate e i dati disponibili e paventando un subdolo nascosto interesse economico da parte di non meglio precisate imprese del Male.
Al contrario non c’è evidenza scientificamente provata di un eventuale danno legato al consumo di Ogm da parte di persone e/o animali. Anzi, è grazie agli Ogm se sono state preservate alcune specie alimentari e se possiamo evitare di usare pesticidi, questi sì dannosi per la salute. Limitare come ora la ricerca agli esperimenti di laboratorio è riduttivo ed è uno spreco di risorse già limitate e carenti. Un governo come quello attuale che si dice moderno e vuole proiettarsi nel futuro priva il paese di strumenti essenziali per lo sviluppo e l’innovazione che al contrario dice di volere sostenere.
Non è la prima volta che Elena Cattaneo solleva il problema, e in senato aveva presentato una mozione che è rimasta purtroppo inascoltata. Per evitare di affrontare un argomento scottante non c’è tattica migliore di lasciarlo cadere, di non parlarne, così, poco a poco, la gente se ne dimentica. La cosa più grave non è solo la latitanza del ministro Martina, sfuggente a qualunque confronto nel merito, ma il silenzio complice dei media, Rai in testa, che si sono svegliati solo domenica scorsa.
L’Italia è il fanalino di coda nel mondo occidentale per risorse dedicate alla ricerca e sviluppo. La spesa per R&S nel 2015 non arriva a 1,3% del Pil contro una media europea del 2%. Ci lamentiamo poi se i migliori ricercatori vanno all’estero visto che accedere ai fondi destinati alla ricerca sia nazionali che europei comporta un espletamento di pratiche burocratiche defatiganti e spesso senza senso. Non serve dare 500 euro ai diciottenni quando un ricercatore viene pagato meno di una badante!

Ludovica Carlesi Manusardi

Sull'Autore

Ludovica Manusardi

Ludovica Manusardi, laureata in fisica nucleare e giornalista, è socia dell'Unione giornalisti scientifici. Collabora con quotidiani e riviste. E' stata docente al Master di Divulgazione della Scienza, Istituto di Fisica Applicata dell’Università degli Studi di Milano e al Corso di Comunicazione della Scienza presso l’Università dell’Insubria ( Varese).

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