Liberalismo e democrazia difendiamoli anche con la forza

de luca
Davvero andiamo sempre più verso un liberalismo “tecnicistico”?

Ma ha vinto o no, questo liberalismo, su scala planetaria, come raccontava un articolo di Francis Fukuyama, nel 1989, sulla rivista National Interest? Non c’era più storia, diceva al tempo il politologo, sulla falsariga di Hegel, in quanto l’approdo di tutte le ideologie sarebbe stato quello del liberalismo. Non che,ovviamente, non ci sarebbero stati più accadimenti nel mondo. Ma, insomma, la macchina delle sperimentazioni, delle public choices e dei modelli politico-istituzionali, avrebbe finita la sua corsa.
Anche in Italia, l’indifferenziazione tra destra e sinistra è andata in questo senso, come pure, tanto per restare alla cronaca, il colpo di coda di Hollande, in Francia, con il secondo governo Valls, sembra essere andato in questa direzione, visto che ora, per la sinistra francese, sembra che una soluzione per uscire dall’impasse economica, non sia altro che quella di adottare una ricetta liberista in economia. Dunque? Dunque se in qualche modo il liberalismo è accostabile tout court alla tecnica (in ambedue ogni immutabile è denegato), il destino, soprattutto dell’Occidente, sembra segnato. Le vecchie forze in campo, come il capitalismo, le religioni, gli Stati-nazione, ecc., e, si badi bene, anche certe forme di democrazia (poiché la democrazia liberale è solo una delle forme della democrazia senza aggettivi), infatti sembrano declinare di fronte alla tecnicalità del liberalismo, il quale, se inteso autenticamente, davvero consente di essere una formula che supera sia ogni forma di socialismo, sia ogni forma di liberalismo (poiché, come è evidente, anche il liberalismo si presenta sotto diverse accezioni). Democrazie e liberalismo infatti non sono sinonimi, anche se ogni democrazia che si dichiarasse tale non può che essere liberale e viceversa ogni liberalismo che si auto affermi non potrebbe che definirsi «democratico». La direzione pertanto che il pianeta ha intrapresa può dunque assurgere, come modello ultimo, ad un liberalismo sic et simpliciter?
La risposta non potrà che essere negativa, se il liberalismo non solo sarà democratico (è un paradosso), ma se non accenderà tutti i dispositivi atti a preservarlo. Il liberalismo, infatti, e non è questa certamente la sede per una inventio tra i grandi pensatori politici del passato, nasconde, nella sua forma compiuta, delle forme di tirannia (anche Gödel ne trovò una nella costituzione americana), le quali non solo negherebbero il fondamento del liberalismo (democratico), ma si incamminerebbe su quel sentiero che andrebbe però ad ostacolare quella tecnicalità ormai inevitabile. In altre parole, anche certe forme di liberalismo sono una forza del passato destinato a capitolare di fronte a quella particolare forma che è il liberalismo democratico, ovvero quel liberalismo, messo a punto dall’ingegno della tecnica senza più limiti, che se da un lato pretende la libertà di ciascuno, dall’altro esige anche che questa libertà medesima sia riconosciuta in un ciascuno tra tutti. E se il liberalismo è solo una delle forme tradizionali delle forze che si competono il territorio, neanche nella sua forma compiuta, quello democratica, la «tirannia» le diventa un corpo estraneo. Ogni liberalismo, soprattutto democratico, per rimanere tale, va preservato, anche con la forza, e soprattutto con quelle forme antiche che di volta in volta si ripresentano sul palcoscenico della storia.

Vito de Luca

Sull'Autore

Vito de Luca

Vito de Luca è dottore di ricerca in «Linguaggi politici e comunicazione. Storia, Geografia e istituzioni» e giornalista professionista

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