Legge anti pregiudicati: il solito populismo

Tra le numerose iniziative del governo elaborate in questi giorni c’è anche quella – approvata entusiasticamente da quasi tutti i partiti – di rendere non nominabili a cariche pubbliche (e specificatamente a cariche rappresentative) coloro che sono pregiudicati: ovvero coloro che hanno ricevuto una condanna definitiva non possono essere eletti.

E’ una norma apparentemente ineccepibile dal punto di vista morale e politico: finalmente si fa pulizia, un pregiudicato non può essere eletto. Ma noi dei Comitati vorremmo fare due considerazioni provocatorie e fuori dal coro:

L’una di tipo pratico. Vista la cronica inefficienza e la tendenza a “far politica” della magistratura italiana, corriamo un duplice rischio: quello di avere una sentenza definitiva dopo 10/15 anni (e quindi il politico in oggetto avrebbe al possibilità di fare comunque 2 o 3 legislature prima del divieto) e quello di una ricerca spasmodica di mettere sotto processo gli esponenti della parte avversa (con buona pace dell’imparzialità e della serenità di un giudizio).

L’altra di tipo politico-culturale. Perché, come spesso avviene in Italia, dobbiamo affidarci per questo controllo di idoneità morale (perché di questo in fondo si tratta) a una nuova legge (ne abbiamo già troppe!) che necessariamente finirà per essere troppo rigida e astratta?

Non sarebbe molto meglio che questa valutazione (che è eminentemente morale e politica) venisse fatta direttamente dai cittadini? Sono loro in fin dei conti i diretti interessati, coloro cioè che si presume vengano danneggiati dal fatto di avere come rappresentante un pregiudicato. Sono loro a poter valutare l’aspetto e l’impatto politico di un comportamento che ha violato la legge: infatti potrebbero esistere casi di persone integerrime, moralmente inappuntabili, che hanno avuto condanne passate in giudicato (pensiamo ad esempio a chi può essere stato condannato per diffamazione a mezzo stampa per aver difeso con troppa veemenza le proprie idee) o casi di persone che pur senza aver violato esplicitamente il codice hanno tenuto comportamenti politicamente censurabili e scorretti (non facciamo esempi per carità di patria, ma è sufficiente guardarsi attorno…)

Se i cittadini potessero scegliere i propri rappresentanti (attraverso primarie serie), e votarli (attraverso un sistema come quello maggioritario che permette di sapere chi stiamo votando) non servirebbe un’altra legge, perché sarebbero i cittadini stessi a scegliere liberamente, da subito, se far sì che coloro che sono stati condannati o che comunque hanno tenuto un comportamento politicamente o moralmente riprovevole possano rappresentarli oppure no. Ma questo sarebbe quella democrazia diretta tanto auspicata dai Comitati e tanto avversata dalla casta dei politici.

Angelo Gazzaniga

Portavoce dei Comitati per le Libertà

Sull'Autore

Angelo Gazzaniga

Presidente del Comitato Esecutivo di Libertates. Imprenditore nel campo della stampa e dell’editoria. Da sempre liberale, in lotta per la libertà e contro ogni totalitarismo e integralismo.

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