La tolleranza vale anche per Bergoglio


Una riflessione su Papa Francesco e il liberalismo

Non sono pochi quanti fanno notare, giustamente, che Papa Bergoglio, del tutto estraneo alla logica del capitalismo moderno, confonde la filosofia del mercato con l’”auri sacra fames”, che caratterizza tutte le età e tutti i ceti sociali. E’ vero, ma mi sembra abbastanza ridicolo pretendere che il pontefice tenga sul suo comodino la brillante e profonda Favola delle api (1705) di Bernard de Mandeville in cui si dimostra come i vizi individuali siano un potente fattore di progresso umano. In questo nostro mondo ‘bello e terribile’ (Paolo VI), i valori sono tanti e spesso conflittuali. Non si può pretendere che la dimensione economica (come scambio di utilità) faccia aggio sulle altre.  Isaiah Berlin – assieme a Raymond Aron – la stella polare del ragionevole e problematico liberalismo del Novecento, scriveva, a proposito della libertà negativa, che ne è il fondamento: “Libertà e uguaglianza sono tra gli scopi primari perseguiti per secoli dagli esseri umani; ma libertà totale per i lupi significa morte per gli agnelli; una totale libertà dei potenti, dei capaci, non è compatibile col diritto che anche i deboli o i meno capaci hanno a una vita decente”. E aggiungeva: “L’uguaglianza può esigere la limitazione della libertà di coloro che vorrebbero dominare. Senza un minimo di libertà ogni scelta è esclusa e perciò non c’è possibilità di restare umani nel senso che attribuiamo a questa   parola, ma   può essere   necessario   mettere limiti alla libertà per fare spazio al benessere collettivo, per sfamare gli affamati, per vestire gli ignudi, per dare un alloggio ai senzatetto, per consentire agli altri di essere liberi, per non ostacolare la giustizia e l’equità”.
Forse Bergoglio non sempre sceglie i luoghi, le persone e i momenti opportuni per richiamare gli uomini al dovere di sfamare gli affamati, vestire gli ignudi, dare un alloggio ai senzatetto, ma spesso nei suoi critici avverto uno stizzoso tono dogmatico, che fa sospettare l’incomprensione dell’essenza del liberalismo che è, sì, primato della libertà negativa ma, altresì, consapevolezza che “il mondo è pieno di dei”.

Dino Cofrancesco

Sull'Autore

Dino Cofrencesco

Dino Cofrancesco è uno dei più importanti intellettuali italiani nel campo della storia delle dottrine politiche e della filosofia. E' autore di innumerevoli saggi e tra i fondatori dei Comitati per le Libertà. Allergico all'ideologia dell'impegno, agli "intellettuali militanti", ai profeti e ai salvatori del mondo, ai mistici dell'antifascismo e dell'anticomunismo, ha sempre visto nel "lavoro intellettuale" una professione come un'altra, da esercitarsi con umiltà e, nella misura del possibile, "senza prendere partito". Per questo continua, oggi più che mai, a ritenere Raymond Aron, Isaiah Berlin e Max Weber gli autori più formativi del '900; per questo, al tempo dell'Intervista sul fascismo di Renzo De Felice, si schierò, senza esitazione, dalla parte della storiografia revisionista, senza timore di venir accusato di filofascismo.

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