La Russia: dopo l’Ucraina, mira alla Bielorussia

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Valery Buival, nostro corrispondente a Minsk e membro importante dell’opposizione bielorussa affronta in questo secondo articolo quali sono le mire di Putin

C’è un aspetto importante in questo conflitto. Mosca doveva attaccare Kiev e occupare l’intera Ucraina già nel dicembre 2013. L’esercito ucraino era concentrato alle frontiere occidentali, la frontiera con la Russia era aperta. I dimostranti erano praticamente disarmati. Tuttavia Putin sperava che fosse possibile soffocare la resistenza usando i metodi del terrore, la polizia e i servizi speciali del regime. Le sanzioni dalla parte dell’Occidente hanno disturbato le élite del Cremlino. L’aristocrazia putiniana tiene i suoi soldi nelle banche occidentali, detiene proprietà privata nei paesi europei, i suoi figli studiano e abitano in città europee ed americane. Era troppo tardi per iniziare l’offensiva generale contro l’Ucraina. Perciò il Cremlino è stato costretto a sceglere un altro piano di destabilizzazione per ll’Ucraina, tentando di occupare le regioni orientali e meridionali del paese. E tuttavia la reazione della nazione ucraina è stata univoca. La politica aggressiva russa ha provocato un consolidamento nazionale e la riconsiderazione con occhi diversi del Paese vicino – la Russia. I migliori degli ucraini ora sono pronti a combattere contro il nemico per difendere la loro patria.
D’altra parte la Russia ha il bisogno della guerra. Questo argomento è illustrato da molti analisti. L’economia russa si trova sull’orlo dell’abisso. Il Cremlino teme una rivolta totale ddi quella parte della popolazione che è disoccupata e affamata. La guerra esterna rappresenterebbe un metodo efficace per soffocare ogni resistenza sociale, “consolidare la nazione” e liquidare gli ùltimi resti della democrazia.
Adesso noi conosciamo qual era il futuro previsto da Putin per l’Ucraina. Il 29 maggio Putin, Nazarbaev e Lukashenka hanno firmato il trattato di Astana, nella capitale del Kazakhistan, e fondato la cosìdetta “Unione economica Euroasiatica” presentata da Mosca come l’alternativa all’Unione Europea. Sono passate due settimane dalla cerimonia e nessuno (!) ha ancora visto il testo di questo trattato. Secondo il nostro proverbio popolare, le tre nazioni “hanno comprato un gatto nel sacco”. Infatti non si può paragonare comparare questo atto politico con il fenomeno dell’UE. Non c’è stato nessun referendum, nessuna discussione pubblica, nessuna informazione su questo tema nei paesi della nuovo “Unione”. Perciò si deve trattare questo avvenimento come un atto criminale della diplomazia segreta.
Come sempre Lukashenka si è lasciato sfuggire alcune parole. Dopo la cerimonia, ha dichiarato nella prima intervista televisiva: “L’Unione Euroasiatica rappresenta la riunificazione economica e politica…” Nelle successive emissioni dell’ intervista questa frase è stata eliminata. Il motivo: la propaganda di Mosca sostiene che l’Unione è soltanto economica. Il nucleo del sistema dell’Unione è il seguente: libertà di trasferimento dei capitali e delle risorse umane sul territorio dell’Unione.
Per la Belarus questa politica rappresenta una minaccia mortale. La mafia statale russa ha la possibilità “legale” di occupare tutte le infrastrutture economiche della Bielorussia, di provocare il crollo finale dell’economia e la disoccupazione totale nel nostro paese. I miglioni dei bielorussi dovrebbero abbandonare il paese ed andare di cercar lavoro in Russia (dove la popolazione, alcoolizzata e demoralizzata, rimane largamente incapace di lavorare). I russi, i cinesi e le etnie dell’Asia Centrale occuperebbero lo spazio vuoto nella Belarus. Il trattato dell’Unione Euroasiatica è illegale, e in contradizione colla Costituzione bielorussa. Mosca sta tentando di sfruttare le richezze dei paesi e le loro risorse umane, allo scopo prncipale di prolungare la propria esistenza.
La terza espansione dell’Impero del Male è una via che conduce verso un vicolo cieco, verso un crollo definitivo. Perciò l’Ucraina sta difendendo eroicamente non solo il propio territorio, il propio futuro e l’onore nazionale, ma l’intera civiltà europea. Le altre nazioni devono sostenere questa lotta giusta e resistere alla Mosca del KGB.

Valery Buival

Sull'Autore

Valery Buival

Valery Buival è nato nel 1955 nella città di Vyscnij Volocek (prov. di Tver, Russia centrale) dalla famiglia di un ex prigioniero di GULAG sovietico, famiglia alla quale è stato concesso di tornare in Bielorussia, ed in particolare nella città natale di Gomel, solo nel 1956, ovvero dopo il XX Congresso del PCUS, momento iniziale del disgelo dichiarato da Krusciev. Laureatosi in storia dell’arte nell’Istituto Repin dell’Accademia delle Belle Arti a San Pietroburgo nel 1977, Buival ha prestato servizio militare nell’esercito sovietico nell’estremo Nord (1977-79) ed ha in seguito lavorato nel Museo Nazionale delle Belle Arti a Minsk. È autore di importanti articoli di storia e cultura bielorussa, e ha pubblicato traduzioni letterarie in lingua bielorussa di grandi autori europei e mondiali. Membro del Fronte Popolare Bielorusso “Adradzennie” dal 1988, è adesso uno dei segretari del Fronte e del Partito Conservatore Cristiano – FPB, partito di opposizione alla dittatura comunista. Tra i fondatori dei Comitati per le Libertà- Libertates, abita a Minsk.

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