JFK? Ucciso dalla sua follia irlandese…

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Un ritratto controcorrente e originale del Presidente Kennedy

Ricorre il cinquantunesimo anniversario del brutale assassinio di John Fitzgerald Kennedy. No, non c’è stato nessun complotto contro il Presidente della magica e mefitica Camelot che è stata la Nuova Frontiera anni sessanta, tutta all’insegna dei diritti civili e della marcata continuità kennedyana rispetto al “deficit spending” (spesa pubblica in disavanzo) di Roosevelt e Keynes nei “gloriosi quarant’anni 1933-’73”. No, non c’è stato nessun complotto-almeno in parte-della Cia e dei petrolieri di Dallas contro quello strano personaggio dotato di un carisma surreale che nell’impenetrabilità dei suoi fondali psichici era tale da attirare il complesso d’inferiorità cosmico di Richard Nixon. La verità (cosa assai complessa, diceva Gaetano Salvemini) è che Jfk è stato ucciso dalla sua stessa genialità tipica della natura cromosomica degli irlandesi, gente folle fatta di visionari un po’ pazzi e creatori troppo in avanti rispetto ai loro tempi che non accettano compromessi con il sistema. Lo sfidano apertamente sapendo di andare incontro alla morte, spesso violenta, tragicamente shakesperiana a volte. Il 22 novembre 1983, nella ormai dimenticata intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari in occasione del ventesimo anniversario della morte per sei colpi di carabina a Dallas nel Texas, ne tratteggiò uno splendido ritratto il suo amico Gianni Agnelli, grande conoscitore cosmopolita della psiche umana e pessimo industriale quant’è vero Iddio (!):“Jack fu un personaggio abbastanza singolare e pieno di contraddizioni. Erano la sua forza, le contraddizioni:senza di loro non sarebbe mai diventato il capo della più grande nazione del mondo. Forse non sarebbe neppure morto in quel modo, senza le sue contraddizioni che si portava dentro. Era di origine irlandese ed era cattolico:quindi sentiva moltissimo di appartenere a doppio titolo ad una delle minoranze del paese, con tutti i sentimenti di difesa e di clan che sono tipici di chi vive in minoranza. La famiglia era fortissima, dominata da un padre e da una madre che avevano programmato fin da molti anni prima la conquista della Casa Bianca per uno dei loro figli, i maschi erano quattro e lo scettro sarebbe dovuto spettare al primogenito se non fosse morto anzitempo. Probabilmente era il migliore dei quattro fratelli…Jack sentiva molto il problema dei diritti civili, proprio perché era un uomo di minoranza. Sì, era anche un po’ snob, come lo sono tutti i membri facoltosi delle famiglie della costa atlantica. Un bostoniano, per di più educato a Londra, quando il padre era ambasciatore americano in Inghilterra…Amico di attori (Frank Sinatra, ndr) e attrici (Marilyn Monroe, ndr), ma intellettuale fino alla cima dei capelli…Il kennedysmo, dal punto di vista della strategia politica, non inventò nulla di straordinariamente nuovo. Del resto il modello di Jack era Roosevelt. Cercò di aggiornare il “new deal”, di estendere quello che molti hanno chiamato il “blocco storico” che sostenne il “new dealismo per trent’anni. I pilastri del newdealismo erano la finanza e l’industria della costa atlantica, il sindacalismo, la nascente borghesia di colore” in un sincretismo-il compromesso felice tra finanza e sindacalismo-che nel suo “glamour” vivace darebbe oggi molto fastidio al fondamentalista di sinistra Maurizio Landini. “Un paio di volte- concluse l’Avvocato Agnelli nel suo lungo e articolato dialogo con Scalfari, “parlammo di che cosa avrebbe fatto dopo. Jack non aveva dubbi sul fatto d’esser rieletto per la seconda volta, ma anche alla fine del secondo mandato non avrebbe avuto più di cinquant’anni. Mi disse:“Quale sarà la mia vita quando non sarò più Presidente? Viaggerò, leggerò, scriverò, ma non credo che mi basterà. Credo che mi piacerebbe diventar rettore d’una delle nostre Università. Sì, quella è la cosa giusta. Spero di riuscirci”. Ogni tanto mi capita di ricordare questi suoi progetti e mi chiedo:quale uomo politico italiano, arrivato al culmine del potere, penserebbe di chiudere facendo il rettore d’una nostra Università? E ne traggo conclusioni sconfortanti, sugli uomini politici e sulle Università di casa nostra”. Jack aveva rapporti con la malavita organizzata, e Agnelli lo sapeva bene:perché da esponente eccentricamente bostoniano della curva liberal dell’Establishment aveva un’attrazione fatale per i banditi e le bandite come l’amante di Sam Giancana, Judith Campbell Exner, avvenente donna dei casinò di Las Vegas. Voleva capire il loro mondo, così distante dal suo. E pagò la sua “fatal attraction” con la morte, un appuntamento che si aspettava e forse desiderava. La parola a Scalfari:“Avvocato Agnelli, ma perché l’hanno ammazzato? E chi l’ha ammazzato?”-“C’è un’altra America. Regressiva, violenta, razzista. L’ha ammazzato quell’America, l’America della John Birch Society, del Ku Klux Klan, dei texani che non riconoscono lo Stato federale, le tasse dello Stato federale, i diritti civili garantiti dallo Stato federale. In realtà Jack era assai più europeo che americano. Infatti, oggi a Dallas nessuno celebrerà il colpo di fucile di vent’anni fa”. 22 novembre 2014:a Dallas, nessuno celebrerà il colpo di fucile che spappolò il cranio allo sponsor di Martin Luther King 51 anni fa. E’ il prezzo che si paga alla genialità?

Alexander Bush

Sull'Autore

Alexander Bush

Alexander Bush, classe ' 88, nutre da sempre una passione per la politica e la macroeconomia legata al giornalismo d'inchiesta. Ha realizzato diversi documentari presentati a Palazzo Cusani, tra questi "Lo psico-reato di Keynes", "Monte Draghi di Siena" e "L'utilizzatore finale del Ponte dei Frati Neri", riscuotendo grande interesse di pubblico. Si definisce un liberale arrabbiato e appassionato in economia prima ancora che in politica. Due libri al suo attivo: "L'Italia dei complotti 1974-2011" e "Scacco matto a Giulio Andreotti" editi da LibertatesLibri.

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