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"Le primarie nel Pdl? Figuriamoci!" Il parere di Guzzanti sulle regionali
Scritto da Raffaella Turati   
Lunedì 01 Febbraio 2010 20:16

Paolo GuzzantiSull'alleanza con l'Udc c'è parecchia confusione all'interno del Pdl, a partire dai vertici stessi. A chi fa paura questa alleanza e perché?
Credo che ormai Berlusconi si sia reso conto che l'Udc e i suoi satelliti, con i tentativi dei nuovi gruppi di creare una nuova alleanza di centro, come il gruppo di Rutelli fuoriuscito dal Pd, puntano ad essere un partito di influenza nazionale. Personalmente reputo che la loro influenza sia potenzialmente tra il 15 e il 20 per cento, quindi fa paura perché il Pdl, nonostante abbia una riserva di voti su cui contare, comincia però a smottare – per quanto in modo meno vistoso e rovinoso del Pd. L'Udc è vissuto all'interno del Pdl come un male necessario con cui andare d'accordo. Questo infastidisce molto i leghisti, vista la dichiarazione di Bossi contro Casini: sarebbero ben contenti davanti ad un ridimensionamento del Pdl, che aumenterebbe il loro peso specifico.

È una questione numerica, quindi.
Sì, senz'altro. L'Udc è un partito in crescita, ormai è evidente una fuga verso il centro e in regioni come Lazio, Puglia, Campania potrebbe contare molto. I berlusconiani cercano di agganciarlo per non averlo contro e averlo come alleato.

Dopo le ultime bordate reciproche tra Casini e Berlusconi, su quali basi un'alleanza del genere può risultare credibile per gli elettori?
A giustificarlo dovrebbero pensarci loro. Si sa che sotto elezioni giammai si pratica una morale, tutti pensano alla convenienza, ai voti e soprattutto a ridurre i danni. I berlusconiani non si scompongono di certo di fronte alla necessità di alleanze di questo tipo, poi ci sono anche i dissenzienti.

Due regioni del Nord su tre alla Lega è un gran regalo. È un segno di debolezza da parte di Berlusconi?
È sicuramente un cedimento di Berlusconi, la Lega è talmente forte da dettare le condizioni. È sintomo anche questo di un indebolimento del Pdl, che si cerca di mascherare: tranne che per il gruppo storico di Forza Italia, che resiste attorno al leader, il resto si sfalda.

Roberto Formigoni è stato ricandidato per l'ennesima volta. Non c'è proprio nessuna alternativa a lui in Lombardia, tra gli esponenti Pdl?
Sembra di no. Una Moratti non ha la forza per farlo, e poi fa un altro mestiere. Le risorse lì sono piuttosto ridotte. Non dimentichiamo che dietro di lui c'è una lobby strapotente come Comunione e Liberazione, molto influente a livello politico. Questo è un altro elemento di debolezza del berlusconismo, che dimostra una crisi diffusa.

Veniamo a un punto che sta molto a cuore ai Comitati per le Libertà: la democrazia diretta, la società civile, le primarie per la scelta dei candidati. Nel Pd hanno fatto capolino, pur timidamente, le primarie per i candidati regionali. Pensa che accadrà mai di vedere delle primarie svolgersi nel Pdl?
Figuriamoci, non succederà mai. Potrebbero esserci al massimo delle primarie finte, con un candidato unico. Loro lo teorizzano anche, ma in un partito organizzato attorno a una leadership unica non ha senso.

È la natura stessa del partito che non lo consente?
Il Pdl è retto su una logica di partito monocratico, costruito su una persona, che ricorda quelli dell'Est, di stampo sovietico e nord-coreano, alla Putin. In fondo è il motivo per cui me ne sono andato, per una mancanza di democrazia interna.
Spero personalmente in una rinascita del partito liberale: io stesso ho presentato una proposta per rendere le primarie obbligatorie per tutti i partiti, ma non la vedremo mai attuare. Del resto neanche al Pd le primarie hanno portato tanta fortuna.

Quindi la condizione ideale per le primarie sarebbe che Berlusconi non fosse più all'interno del Pdl?
Ma a quel punto il Pdl si sfalderebbe completamente, come un bicchiere d'acqua che cade a terra. È tenuto insieme da lui e quelli che stanno con lui; fondamentalmente, lo fanno perché è il loro datore di lavoro. Che altra ragione avrebbero altrimenti? Lo vedremo poi quando succederà.

Da collega, come giudica le possibili candidature, lanciate all'ultimo momento, dei giornalisti Attilio Romita e Magdi Allam?
Sono un po' contrario alle candidature televisive, le trovo drogate: si raccoglie un consenso dovuto solo alla notorietà, al privilegio dati dal mezzo. Quanto al fatto che giornalisti, intellettuali si candidino in politica non ho nulla in contrario, lo trovo giusto. Devo dire che mi richiama alla memoria la candidatura di Marrazzo, anche lui personaggio televisivo.

Che idea dovrebbe farsi un elettore Pdl di questi valzer di alleanze? Una dimostrazione di forza o debolezza?
Secondo me di debolezza, però l'elettore Pdl non ragiona e mi spiace molto dirlo: risponde per riflesso condizionato berlusconiano.


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